Avete un Picasso ma siete in bolletta e non riuscite a pagare le tasse? Avete una collezione di libri antichi ma non riuscite a far fronte a Imu e Tasi? Nessun problema. Le imposte potranno essere saldate anche cedendo opere d’arte. Non solo quadri, sculture e libri rari ma anche archivi e dimore storiche ad alto valore artistico. Per far cassa non c’è limite alla fantasia e in epoca di crisi bisogna ricorrere a qualsiasi soluzione. E siccome il 90 per cento del patrimonio artistico mondiale è in Italia non è escluso che si possa pensare a monetizzarlo. Non si tratta, sia ben chiaro, di mettere in vendita il Colosseo o la Fontana di Trevi ma di dare la possibilità a chi è in difficoltà con il fisco ma possiede un bene di valore artistico di usarlo come moneta sonante. A rispolverare questa opzione è il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini che ha ricostituito la commissione che permette il pagamento, totale o parziale, delle tasse attraverso la cessione di opere d'arte. Il ministro ha firmato il decreto di nomina dei componenti dell'organo consultivo del governo, indicati dal Mibact e dal ministero dell’Economia, che valuterà le proposte di cessione di opere d'arte quale corrispettivo del pagamento di imposte. Un atto necessario per dare ai contribuenti la possibilità di onorare le imposte dirette e le imposte di successione cedendo allo Stato beni culturali vincolati e non vincolati. Compito della commissione sarà di stabilire le condizioni ed il valore della cessione. «In questo modo - ha dichiarato Franceschini - lo Stato adempie ad un duplice obiettivo: da un lato, in un momento di crisi, consente ai cittadini di assolvere ai propri obblighi fiscali tramite la cessione di opere d'arte, dall'altro, torna ad acquisire patrimonio storico e artistico». La legge risale al 1982 ed è quella che ha modificato la disciplina della riscossione delle imposte sul reddito e dell'imposta sulle successioni e donazioni. Esiste quindi da oltre trent'anni ma, salvo casi sporadici, non è stata mai attuata con convinzione. La commissione non era stata rinnovata e non si riunisce dal 2010, sebbene, precisa Franceschini, «l'esperienza di altri paesi europei, l'Inghilterra prima fra tutti, ne dimostri le grandi potenzialità». Le imposte che possono essere pagate, in tutto o in parte, mediante cessione di beni culturali sono, pertanto, l'imposta sul reddito delle persone fisiche, l'imposta sul reddito delle persone giuridiche e le imposte di successione. Possono essere offerti sia beni mobili, sia beni immobili. La domanda non richiede particolari formalità e può essere presentata sia agli uffici periferici del Ministero, nel territorio di residenza, sia all'Agenzia delle entrate. Il valore dei beni culturali offerti in pagamento è stabilito con decreto del ministro per i Beni e le Attività culturali di concerto con il ministero dell'Economia, sentita l'apposita commissione, appena ricostituita. L'ultimo decreto di ricostituzione risaliva al 30 marzo 2010. La commissione si è riunita l'ultima volta il 10 novembre 2010. Nelle ultime sedute del 2010 sono state esaminate alcune proposte di cessione. Si trattava di quattro sculture in bronzo dell’artista Walter Pugni; di un olio su tela dell’artista Nicolas Lancret; di una pittura su tela di Alberto Burri. Oltre a queste opere d’arte sono state esaminate per la cessione anche un'area di interesse archeologico in Palestrina; la collezione archeologica Macrì di Locri; l'archivio Alliata di Palermo e Villa Junia a Sanremo. Di tutte queste richiesta è andata a buon fine solo quella relativa alla pittura su tela di Alberto Burri, denominata «Bianco e Nero», stimata circa 100.000 euro, acquisito alla Galleria Nazionale dell'Umbria, dove è attualmente esposta. Delle altre cessioni non si hanno notizie. È probabile però che in questo periodo di crisi pesante le intenzioni di disfarsi di beni artistici per pagare le imposte siano ben superiori a quelle di quattro anni fa. Il peso delle imposte peraltro, secondo le stime di Unimpresa, resterà inchiodata sopra il 43% per altri cinque anni e «non accennerà a calare, fatta eccezione per lievissime riduzioni in alcuni anni». Quest'anno il macigno tributario resterà al 43,3% del pil, allo stesso livello del 2013, salirà fino al 43,4% l'anno prossimo e schizzerà fino al 43,6% nel 2016; poi una impalpabile diminuzione: 43,3% nel 2017 e 43,2% nel 2018. Secondo un'analisi del Centro studi di Unimpresa nei prossimi cinque anni la pressione fiscale provocata da un aumento delle entrate tributarie di oltre 45 miliardi di euro sarà inostenibile. Il rapporto dell'associazione, che ha preso in esame la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza approvata il 30 settembre dal consiglio dei ministri, rivela che il peso del fisco sull'econonomia «resterà sempre a quote record, salendo molto più velocemente rispetto al trend del Pil».
Un Picasso a casa? Ci si paga l’Irpef
Il ministro Franceschini rilancia una legge del 1982 mai applicata. Sarà consentito far fronte alle tasse con la cessione di opere d’arte
