«Compiere un passo indietro laddove, tutti insieme, se ne possano poi muovere due in avanti».È questa la condizione per far rinascere il centrodestra secondo Fabio Romito. 26 anni, consigliere comunale a Bari eletto con 1.158 preferenze, assessore alla provincia di Bari con delega all'Istruzione, Politiche giovanili e comunitarie, una lunga militanza nei giovani di Forza Italia e tutto il «cursus honorum elettorale», partendo dalle rappresentanze studentesche a scuola e università e passando per il consiglio di circoscrizione. Per ricostituire una coalizione, dunque, «serve un grande lavoro di confronto e ricucitura, perchè» spiega «il centrodestra quando non è andato unito ha sempre perso.Siamo riusciti a perdere addirittura contro Bersani». La colpa di chi è? «Penso a quanti, vecchi volponi della politica come Fini e Casini, per mantenere il proprio orticello di cifre risibili hanno spaccato il fronte dei moderati. Queste persone non possono e non devono trovare spazio in un nuovo, ampio progetto. Serve una rivoluzione». Al momento, però, Forza Italia non è messa benissimo. «Quella attuale è una fase difficile. Da una parte c’è chi pensa sia conveniente appiattirsi sul governo Renzi. Dall’altra c’è la linea di Raffaele Fitto, in cui mi riconosco. Siamo convinti che un’opposizione sterile e per molti aspetti inconcludente su molte questioni fondamentali per il Paese sia deleteria per un movimento di centrodestra. Oggi noi rischiamo che l’elettore non percepisca molta differenza tra Renzi e una specie di "imitazione" di Renzi. Io ho molto rispetto per il Presidente Berlusconi, ma attualmente quella di Raffaele Fitto credo sia l’unica strada per recuperare consensi e credibilità. Dobbiamo tirare fuori gli attributi su molti argomenti». Tipo? «Tipo il Jobs Act. È un’operazione mediatica che il governo ha messo in campo senza affrontare i veri problemi sociali del Paese, come la disoccupazione, soprattutto giovanile. Su questo e su altro dobbiamo fare un’opposizione proponendo i nostri contenuti. E per farlo è indispensabile costruire una classe dirigente dal basso, con una selezione attraverso le primarie. Non possono più dettare la linea persone che non hanno mai preso un voto». Si troverà una sintesi tra le due visioni in Forza Italia? «Credo proprio di sì. Da un lato, Raffaele Fitto appartiene al mondo moderato, sa cosa significa la responsabilità di governo essendo stato giovanissimo presidente di Regione e ministro. Dall’altro lato c’è il presidente Berlusconi, un leader che ha inventato un modo nuovo di fare politica. Parliamo di due grandi intelligenze, la sintesi è possibile e si troverà». Tre parole -chiave per far ripartire il Sud? «Attenzione, da parte delle istituzioni. Noi soffriamo dei gap enormi, penso soprattutto alle infrastrutture. Meritocrazia, un criterio che spesso viene messo da parte, ma questo non solo nel Meridione. Da ultimo, il coraggio. Non solo degli amministratori locali, ma anche dei cittadini.
Fabio Romito: «Sbagliato appiattirsi sul governo Renzi»
