Dobbiamo essere pronti a governare. Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera e, insieme a Alessandro Di Battista delfino di Beppe Grillo, sale sul palco del Circo Massimo e arringa il popolo pentastellato. Ma guai a parlare di successione al comico e a Gianroberto Casaleggio: il MoVimento 5 Stelle non è e non sarà mai un partito tradizionale. «No so quando andremo al governo, ma noi dobbiamo essere pronti, dobbiamo essere pronti a governare», dice il deputato grillino prendendo la parola al Circo Massimo in occasione della festa «#Italia5stelle». «Noi - aggiunge Di Maio - dobbiamo far sì che questo Paese sia pronto, dobbiamo far sì che questa comunità del Circo Massimo si metta in marcia con altri cittadini, sempre di più, e cercare di trasmettergli la cultura del coraggio, che significa iniziare a ragionare con l’io voglio». L’enfant prodige del MoVimento poi indugia sui numeri ringraziando i «duecentomila del Circo Massimo» e allontana ogni ragionamento sulla leadership del M5S, non esitando a lanciare una frecciata al Partito democratico e alla sua cultura di partito: «Oggi (ieri ndr.) tutti i giornali si sono inventati la questione della leadership, ma qui non siamo come alle feste dell’Unità dove cambiano le maschere ma le persone sono sempre le stesse. Noi vogliamo governare il Paese con tante teste pensanti, senza teste di legno». Di Maio prova a tracciare la rotta del MoVimento 5 Stelle: «Avere il coraggio di andare da soli, senza compromessi - spiega - è la nostra vera forza. Io voglio la Repubblica di Enzo Ferrari, che ha fatto grande l’Italia, e non quella degli Scilipoti». E ai militanti pentastellati il vicepresidente grillino della Camera dice: «Noi senza di voi saremmo morti, noi prendiamo le vostre istanze e le portiamo in Parlamento. Io ci sono stato ai tavoli con questi qua, con questo qua - dice riferendosi alla trattativa con il presidente del Consiglio dei ministri e segretario del Pd Matteo Renzi - lui mi ha risposto chiudendosi a Palazzo Chigi con Berlusconi e blindandosi con Berlusconi per fare una legge elettorale senza preferenze. Dobbiamo avere il coraggio di marciare per la nostra strada. Noi non siamo l’Italia che si accontenta ma per chi ha coraggio». Il leader del MoVimento 5 Stelle Beppe Grillo, dal canto suo, si coccola Di Maio e Di Battista. «Ragazzi, non ho più nulla da dire perchè hanno detto tutto loro - dice il comico alla folla grillina - Di Maio è un ragazzo, ora bravissimo. E anche Di Battista. So già che fine faremo io e Casaleggio... entro un anno ci metteranno a fare gli europarlamentari accanto a Mastella che mi dirà: anche lei qua? che vuol fare, è la politica». Ma la politica nel frattempo reagisce. Di certo reagisce il Partito democratico per bocca del eputato Giovanna Palma: «Di Maio sogna l’Italia di Ferrari non degli Scilipoti, ma continua a militare nel M5S, prima casa di provenienza dei parlamentari che hanno lasciato il partito nel quale furono eletti, quelli che lui definisce gli Scilipoti. In un anno e mezzo di legislatura non credo ci sia stato un partito nella storia della Repubblica che in percentuale sia stato abbandonato da un numero maggiore di parlamentari. Siamo circondati da personaggi che fanno delle banalità, che talvolta sconfinano nella demagogia, la propria proposta politica. Predicano il risparmio delle istituzioni praticando contestualmente l’ostruzionismo, pratica che determina l’aumento anche dei costi del Parlamento e dun
Di Maio: pronti a governare
