Non si può andare avanti così. Un paese normale non si riempie la bocca in campagna elettorale promettendo la difesa del territorio, ma non attuando poi nulla. Un paese normale costituisce un gruppo di esperti non segnalati dalla politica ma scelti in base al curriculum, e ce ne sono, e gli dà strumenti e mandato per operare. Un Paese normale gli affida il compito di definire priorità e piani economici per dare attuazione a un programma sostenibile e finanziabile sapendo, com’è vero, che la tutela delle persone e del territorio rilancerebbe un indotto economico pari alla prima infrastruttura italiana. Invece no. Qui stiamo ancora a cercare giustificazioni improbabili per l’ennesima tragedia annunciata. Qualcuno deve cominciare a pagare anche se una sola cosa è certa: l’intero costo della inefficienza e della burocrazia ricadrà come sempre sulla collettività. Un conto pesante e confuso che dribbla la programmazione e preferisce affrontare l’emergenza. In Italia ci sono 3.600 enti che in un modo o nell’altro hanno voce in capitolo sulla gestione del territorio. Spesso inutili. O sovrapposti per competenze. Ogni volta che succede una tragedia come a Genova vengono erogati milioni di euro per i quali basta presentare una rendicontazione sommaria. Sarebbe molto più corretto lavorare a monte, in prevenzione, individuare la scaletta delle priorità e farla gestire a professionisti competenti. Invece, e Genova è di monito, questo è il paese ingessato da una rivoltante burocrazia che si autoalimenta. L'opera che molto probabilmente avrebbe evitato o contenuto gli effetti dell’ultima devastazione, era stato appaltata, ma per il solito ricorso tutto è immoto. Lavori fermi e città devastata. Ci sono 3.500 leggi che regolano l’assegnazione degli appalti. Il codice per i lavori pubblici si è arricchito nel tempo di 800 emendamenti. Gestire gli appalti e parteciparvi in queste condizioni è una corsa a ostacoli. Ecco a chi sta in mano l’Italia, un paese geologicamente giovane, naturalmente soggetto a frane e terremoti nel quale l’eccesso di democrazia porta all’inanità o all'anatchia. In attesa del prossimo disastro. No, così non si può andare avanti.
Ora qualcuno deve pagare
di Roberto Troncarelli, presidente Ordine dei geologi del Lazio