Lorenzo Castellani, saggista e giornalista, organizzatore della «Leopolda Blu» del 18 ottobre, spiega la sua ricetta per rilanciare il centrodestra. Castellani, il centrodestra va rifondato o ricostruito? «Ricostruito. Le fondamenta sono migliaia di amministratori locali e milioni di elettori che negli anni hanno dato fiducia alla promessa di meno tasse, meno spesa, meno regole, più libertà. Vanno cambiati architetti, carpentieri e materiali». Come recuperare 8 milioni di voti persi? «Ricomponendo il fronte moderato ponendo fine alle divisioni dei palazzi romani, ripartendo da programmi che traccino un solco col centrosinistra, cambiando i metodi per selezionare la classe politica». Servirebbe un rottamatore? «La rottamazione a destra non è al momento replicabile. Non c’è un partito unico né un regolamento per le primarie. Al centrodestra serve un’impresa. Uno spirito diverso da quello burocratico degli ultimi mesi, una spinta imprenditoriale per costruire dal basso e dalle idee. Servono coraggio e innovazione, più che spregio verso la tradizione. Bisogna costringere partiti e dirigenti a mettersi in gioco, dialogare, trovare una sintesi e inserire meccanismi come le primarie per tutti. Non si va avanti con nomine dall’alto né con una linea politica vaga. Serve un patto tra chi si affaccia alla politica e chi è da anni sulla scena. L'alternativa è l’inesorabile declino». Renzi ha dato più spazio alle donne e ai giovani. Una strada da seguire? «Sì, ma il sistema delle quote è idiota. I giovani devono avere il vigore e l’entusiasmo per aprirsi uno spazio da soli. Lo stesso vale per le donne che sono una risorsa straordinaria, ma prevedere delle quote rosa non è forse un’ipocrisia? La vera dignità è nello smettere di trattare le donne come una riserva indiana. La Thatcher ha governato il Regno Unito per 11 anni. Per questo la competizione nei partiti è importante: perché fa emergere il meglio. Il Paese ha bisogno delle Thatcher e non di ministri-figurina». Il mondo degli intellettuali di destra in questo momento è poco propositivo? «Ammesso che sia mai esistito, oggi non esiste più. L’iniziativa del 18 è volta anche a trovare una nuova classe pensante. Molti di coloro che hanno vissuto gli ultimi 20 anni hanno risposto picche all’invito. Tuttavia tra blog, magazine, piccoli think tank, università ed estero si nasconde un modo sotterraneo capace di pensare con lucidità ai complessi scenari della globalizzazione. Un fiume carsico che il 18 vogliamo far emergere». Se riuscirà a sfondare al sud, Salvini diventerà l’erede di Berlusconi? «Mi pare che Salvini stia scegliendo una sua via, quella di un Fronte Nazionale fatto di molta protesta, molto statalismo, poca proposta, poca libertà. Qui invece dobbiamo costruire una destra anti-tasse e anti-burocrazia, che abbia l'impresa come pilastro, che rivolti come un calzino la PA riducendone la taglia e migliorandone l’efficienza, che affronti temi come l’immigrazione con approccio realistico, evitando il buonismo della sinistra e il populismo. Esiste una terza via culturale e politica sia a Renzi sia a Salvini, su questo dobbiamo lavorare».
Castellani: «La rinascita liberale non passa per Salvini»
