Politica

«Sei come Rocchi». Al Senato è bagarre

Insulti al presidente Grasso. Nella notte via libera alla fiducia sul Jobs Act (FOTO)

Al Senato succede di tutto. Urla proteste. Non poteva mancare anche il lancio di un libro al presidente di palazzo Madama. Insomma il Jobs Act infiamma l'Aula e il voto di fiducia slitta nella notte (via libera con 165 sì, 111 no e 2 astenuti).  Che cosa è successo? Intanto si è verificato un durissimo ostruzionismo da parte dei grillini. L’Aula ha poi detto no al rinvio dello scrutinio, come richiesto dall’opposizione. È scoppiata la bagarre. C’è stato anche il lancio di un libro (pare si trattasse del regolamento) all’indirizzo di Grasso. Pare siano venuti quasi alle mani la capogruppo di Sel Loredana De Petris e il senatore del Pd Roberto Cociancich. «Vergogna». «Come ti permetti». Sulla vicenda è intervenuto anche il premier Renzi durante la conferenza stampa conclusiva al vertice europeo a Milano. Il premier ha accusato: «Non ho parlato dei contenuti del jobs act, per tanti motivi. In primis perché ne stanno parlando al Senato, Parlando... Si fa per dire, viste le reazioni di una parte dell’opposizone fanno parte più delle sceneggiate che non della politica. Se si hanno idee diverse si spiegano». Prima era toccato al Movimento Cinque Stelle protestare contro il maxiemendamento del governo a colpi di cartelloni e monetine lanciate contro il banco del governo. Il presidente del Senato è stato costretto a espellere il capogruppo grillino Vito Petrocelli e poi a sospendere i lavori fino alle 16, nella speranza di placare il clima. Tentativo inutile. Quando il ministro per le Riforme istituzionali, Maria Elena Boschi, ha presentato un maxi-emendamento interamente sostitutivo del Jobs act e ha posto la fiducia su questo testo, i Cinque Stelle sono sbottati: «Fuori», «a casa». Proteste anche contro Grasso, dunque. Un altro pentastellato, Nicola Morra, paragona il presidente del Senato all’arbitro Gianluca Rocchi della partita Juve-Roma di sabato scorso. L’altro «fronte» per Renzi è stato aperto da 27 senatori (ai 26 iniziali si è poi aggiunto Roberto Ruta) e 9 deputati, membri della Direzione Pd, che hanno firmato un documento di critica sull’emendamento. «Noi chiediamo con forza che prima della revisione delle tipologie contrattuali vengano approvate le norme sugli ammortizzatori sociali - scrivono, tra le altre cose i Pd dissidenti -. E manca una definizione del contratto a tutele crescenti», sottolineano. Concludendo, la minoranza Pd ha «un giudizio non positivo sulla fiducia, che interrompe un dibattito parlamentare»: ma voteranno «sì». Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti difende la riforma: «Noi non ci limitiamo a lamentarci del fatto che ci sono pochi contratti a tempo indeterminato e troppi precari. Noi agiamo per modificare questa situazione». A Milano, dove si tiene il vertice Ue sul lavoro, scende in piazza la Fiom. E il segretario generale Maurizio Landini minaccia: «Occuperemo le fabbriche». Da Assago, al termine di un incontro con la nazionale femminile di pallavolo, il premier Matteo Renzi ribatte: «Al Senato porteremo a casa il risultato oggi, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Non molliamo di un centimetro e con tenacia raggiungeremo l’obiettivo». E il premier incassa la fiducia di Barroso: il presidente della Commissione Ue si è «congratulato» con lui per «una riforma importante che può avere grande impatto sulla competitività dell’economia italiana». A favore della riforma del lavoro anche il segretario generale dell’Ocse, Angel Miguel Gurria: «Vorrei sottolineare l’importanza degli sforzi portati avanti dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e gli faccio i migliori auguri perché il Jobs act sia approvato», ha detto. Lodi anche da Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo «per le riforme avviate», e dalla cancelliera Angela Merkel: «Passo importante». Ma in subbuglio resta in Senato. Tredici senatori del Pd hanno annunciato la sospensione. Mentre Walter Tocci ha avviato già ieri sera le procedure per dimettersi da senatore per protestare contro il Jobs act. Ma ha assicurato il suo voto di fiducia sul provvedimento. Prima aveva detto: «Il grande rottamatore porta a compimento il programma dei rottamati che lo hanno preceduto, sia quelli di destra che quelli di sinistra».

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