«Essere giovani non vuol dire essere migliori. Quello che conta per noi è il merito». Si toglie qualche sassolino dalle scarpe, Annagrazia Calabria, mentre presenta i 70 esponenti che comporranno la neonata direzione nazione di Forza Italia Giovani. Nelle ultime settimane il partito è stato attraversato da una feroce polemica tra chi, come Giovanni Toti, Alessandro Cattaneo e la stessa Calabria lavorava alla selezione dei volti nuovi da lanciare nel partito e chi, come Raffaele Fitto, attaccava perché «la politica non si fa con i casting, ma con il consenso». E, non a caso, quando snocciola i nomi dei settanta «prescelti», la responsabile di Forza Italia Giovani spiega che tutti coloro che sono stati convocati a Roma sono esponenti che con il consenso si sono già messi alla prova. A volte nelle università, molto spesso nelle amministrazioni locali «dove hanno ottenuto risultati migliori rispetto al partito». Sono loro i giovani che andranno a incontrare Silvio Berlusconi a Villa Gernetto. Ragazzi scelti per la competenza, non certo per la simpatia o l’avvenenza fisica. Ci sono volti più o meno noti. Tra i primi, certamente Federica De Benedetto, tra gli esponenti più votati alle ultime Europee, ma anche Eleonora Mosco, vicesindaco di Padova, e Claudia Luciani, consigliera comunale di Perugia. Diverse le iniziative in cantiere, tra le più interessanti il monitoraggio costante delle azioni del governo Renzi nei cosiddetti «mille giorni». «A partire da oggi - ha spiegato la Calabria - lanceremo l’hashtag #ogni100giorni e vederemo come si configura l'operato del premier rispetto agli annunci, che fino ad ora sono stati il core business di questo esecutivo». Proprio mentre Calabria e Toti erano impegnati a presentare il nuovo organo di Forza Italia, a pochi metri, nella stessa sede di piazza San Lorenzo Lucina, si susseguivano riunioni e incontri per provare a evitare i paventati licenziamenti dei dipendenti del partito. Allo stato, però, nonostante gli sforzi dell’amministratrice straordinaria Maria Rosaria Rossi, non sarebbe stata ancora individuata una soluzione convincente per evitare la cassa integrazione di 12 mesi in deroga ai 2 dipendenti del Pdl non riassorbiti in Forza Italia. E lo stesso destino potrebbe toccare anche a circa la metà degli attuali dipendenti del partito. Sono circa 80 i lavoratori «forzisti» che rischierebbero di perdere il posto: gli stipendi di settembre, infatti, non sono stati ancora pagati e probabilmente potrebbero non essere versati nemmeno quelli di ottobre. Non sarebbe bastato, a ripianare le disastrate casse azzurre, neanche il sacrificio di un piano della sede nazionale a piazza San Lorenzo in Lucina. Emblematici, in ogni caso, gli scatoloni e i mobili accatastati alla men peggio proprio a due passi da dove si stava tenendo la conferenza stampa di Calabria e Toti. Sul fronte più propriamente politico, invece, ieri si è tenuta l’ennesima riunione di Raffaele Fitto con i parlamentari a lui più vicini. I presenti erano circa 35 e l’europarlamentare pugliese avrebbe espresso la sua soddisfazione per la scelta del partito di non votare la fiducia a Renzi sul Jobs Act.
«Nessun casting, da Silvio solo gente coi voti»
Annagrazia Calabria presenta la direzione nazionale degli «azzurrini»: «Scelto chi si è già misurato col consenso»
