Mentre gli «anziani» litigano, i giovani si uniscono e cercano di rifondare il centrodestra. Così, fra i tanti politici in rampa di lancio nati a cavallo fra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80, uno dei profili più interessanti risulta essere quello di Andrea Romizi. Trentacinquenne, sindaco di Perugia, il forzista la scorsa estate ha stupito tutti, andando a prendersi lo scranno più alto di uno dei capoluoghi più rossi d’Italia. Sfatando due tabù molto importanti: l’inespugnabilità di alcune roccaforti e il luogo comune che Forza Italia sia un partito che negli anni non è riuscito a formare una classe dirigente proveniente dal territorio. Romizi, come si costruisce una nuova destra? «Ricreando una comunità. La destra è un concetto identitario e molto complesso, ricco di sfaccettature. Tuttavia, si può costruire una condivisione di obiettivi e anche di proposte, quando si lavora in un ambiente vivace, con tante idee e voglia di lavorare». Tralasciando il posizionamento ideologico, la strada tracciata da Renzi in termini di rinnovamento interno è quella giusta da seguire? «È una cosa diversa. Renzi non sta convincendo tanto per l’età o per la voglia di rottamare, ma soprattutto per i toni e per il suo atteggiamento nel superamento degli steccati ideologici, che è una partita che appartiene più alla sinistra: rompere dei tabù, modificare il linguaggio, superare determinati totem e soprattutto attirare anche un elettorato di centrodestra. Renzi è un nostro concorrente perché molti dei suoi temi sono gli stessi che noi portiamo avanti da 20 anni a questa parte. Dunque, la concorrenza politica non è la stessa prima: non ci si divide più fra pro e anti, come successo con Berlusconi. Noi siamo concreti, non facciamo annunci e badiamo ai fatti e agli interessi degli italiani. E possiamo farcela». Come mai a destra gli «anziani» litigano e si scindono in pezzettini sempre più piccoli, mentre voi riuscite ad avviare addirittura una specie di costituente unitaria? «La nostra generazione è estremamente pragmatica. Non è una questione di virtù ma di necessità. Siamo diventati adulti in piena crisi economica, non come le generazioni precedenti, continuiamo a vivere in una situazione difficile, questo ci spinge ad avere un atteggiamento diverso, c’è solidarietà fra noi dove gli altri vorrebbero ci fosse concorrenza. E valutiamo le proposte, non la forma. Siamo in un tunnel che sta investendo anche la generazione dopo la mia, quella dei ventenni. È fondamentale che il nostro pragmatismo invada la politica italiana». Berlusconi in tutto questo ha un ruolo? Un totem, una guida attiva, un esempio da seguire o cos’altro? «Berlusconi è il fondatore, l’ideatore e il leader di questo centrodestra, del centrodestra moderno di questo Paese. E continua ancora a recitare un ruolo importante. Noi giovani dobbiamo apportare la linfa e la spinta innovativa che caratterizza la nostra età, ma non è una carta d’identità a dare il via libera. Sta ad ognuno di noi fare il suo sul territorio, cercando di coinvolgere come faccio io tutti i giorni a Perugia la società civile. Non possiamo pensare che arrivi sempre Berlusconi a salvarci. Dobbiamo cercare di responsabilizzarci un po’ di più. Dobbiamo partire da lui e dalla nostra storia, dalle nostre radici. Mi auguro che l’evento del 18 ottobre a Milano possa essere un luogo dove ragionare insieme e immaginare cosa puo’ diventare il centrodestra».
«Possiamo essere vincenti se saremo una comunità»
Vincenzo Bisbiglia Mentre gli «anziani» litigano, i giovani si uniscono e cercano di rifondare il centrodestra. Così, fra i tanti politici in rampa di lancio nati a cavallo fra la fine degli anni...
