Politica

I parlamentari nel pallone

Interrogazioni e appelli all’Ue: i politici pensano a Juve-Roma anziché al Paese. Pd spaccato anche su arbitro Rocchi. Travaglio: da juventino mi vergogno

La politica nel pallone. Nel senso letterale della parola. All’indomani di Juve-Roma e dei torti subìti dalla squadra giallorossa, il Parlamento pare non occuparsi d’altro. Del resto, una copiosa produzione pubblicistica e saggistica spiega bene come il calcio sia l’oppio del popolo italiano e di come tra la tribuna autorità e gli scranni di Montecitorio ci sia una continuità non occasionale. Basta guardare chi c’è seduto accanto al presidente di turno inquadrato dalle telecamere all’Olimpico o a San Siro. Di più, i padroni del vapore pallonaro spesso sono l’espressione del sistema-Paese, e quindi della politica. Non stupisce affatto quindi che sugli orrori dell’arbitro Rocchi stiano piovendo interrogazioni parlamentari a raffica. I precedenti in tal senso non mancano. Quel Paolo Cento che oggi reputa «offesa» un’intera città per gli errori dello Juventus Stadium, nel 1999 scriveva un’interrogazione a difesa della Roma di Franco Sensi e Zdneek Zeman: era il tempo del «calcio che doveva uscire dalle farmacie», col boemo che pagò in prima persona. Nel 2000 Massimo Scalia ne presentò un’altra contro il paventato acquisto da parte della Juve del Palermo per il tramite addirittura di Flavio Briatore, attaccando il titolo «Un ponte sull’Africa» del Corriere dello Sport . Sempre nel 2000 Stefano Losurdo chiedeva a mezzo interrogazione parlamentare più tutela per Juve e Milan, tenute particolarmente sott’occhio dai moviolisti. Come se il Paese non avesse - oggi come allora - ben altri problemi. Ma il calcio è una passione che prende alla pancia più che alla testa. E di pancia è la reazione dell’uomo medio nazionale, anche se siede alla Camera. Su Twitter i commenti bipartisan contro l’arbitro Rocchi si sprecano. Così come le iniziative parlamentari. Il capogruppo di Fratelli d’Italia-An Fabio Rampelli annuncia un’interrogazione parlamentare «sul comportamento dell’arbitro Rocchi che avrebbe potuto e potrebbe far scaturire incidenti dalle conseguenze incalcolabili. A tutto c’è un limite. Gli italiani pagano fior di quattrini per il campionato di calcio e il sottosegretario Del Rio, che detiene la delega allo sport, ha il dovere di spiegarci come intenda garantire risultati ottenuti per esclusivi meriti sportivi». Senza contare il problema della scommesse che devono essere «regolari» e la quotazione in Borsa di alcune società, tra le quali Juve e Roma. A dar man forte a Rampelli, che chiede la moviola in campo, ci pensano Giorgia Meloni, «grande sostenitrice» della tecnologia applicata allo sport, e l’interista Ignazio La Russa che non si scandalizza delle interrogazioni parlamentari «benché ci siano cose più importanti da affrontare» e chiede l’introduzione della moviola in campo. L’indignazione per l’arbitraggio di Rocchi è bipartisan e mette d’accordo persino Forza Italia e Nuovo Centrodestra. Ignazio Abrigani (FI), secondo firmatario dell’interrogazione di Rampelli, definisce «una vergogna» l’arbitraggio di Juve-Roma e chiede «una pena esemplare» per il direttore di gara. Il romanista doc Fabrizio Cicchitto (Ncd) si chiera dalla parte della moviola in campo per «tutelare la regolarità del campionato». Persino la Lega Nord scende in campo al fianco della Roma. Gianluca Buonanno, eurodeputato, porta il caso alla Commissione Ue, presentando un’interrogazione per chiedere «arbitri internazionali per le partite di cartello con squadre quotate in Borsa». Persino l’ultracattolica Udc Paola Binetti - tutto t’aspetti fuorché che sia una tifosa sfegatata - tuona: «Totti ha ragione! La Juve ha una corsia arbitrale privilegiata da sempre! Anche se abbiamo perso qualche occasione!». E la sinistra? Guai a chi tocca il Capitano. Per Loredana De Petris, senatrice di Sel, visti i precedenti di Juve-Roma «è il caso di fare pulizia una volta per tutti». Il Pd, si sa, riesce a litigare su tutto. Sull’Italicum, sul Senato, sul Titolo V, sul Jobs Act e su Juve-Roma. Il deputato romano e romanista Marco Miccoli annuncia un’interrogazione al ministro dell’Economia Padoan e un esposto alla Consob per un arbitraggio che «falsa il campionato e mina la credibilità del Paese» e magari penalizza «incolpevoli azionisti». Miccoli invoca «meritrocrazia e qualità» e aggiunge: «Più che dell’articolo 18, sono sicuro che gli imprenditori stranieri siano messi in fuga soprattutto da questa arbitrarietà e mancanza di certezza nell’applicazione delle regole». Ma il compagno di partito Giovanni Burtone lo sfotte: «Miccoli è davvero singolare, aspetta ogni anno la partita con la Juve per avere due minuti di celebrità. Riprova l’anno prossimo, forse andrà meglio. Al ministero del Tesoro saranno più occupati a cercare risorse per la povera gente, in vista della legge di stabilità, che non a preoccuparsi di piccole frustrazioni sportive». Immancabile Marco Travaglio, più onesto e tranchat che mai: «Ho visto Juve-Roma e devo dire, da juventino, che non mi vergognavo così tanto dai tempi di Luciano Moggi. A me piace vincere ma non rubando...». Quindi la Juve ha rubato? «Si, su tutto. Non c’è uno dei tre gol che sia regolare. Credo che Moggi avesse i lucciconi agli occhi. Andrea Agnelli e i suoi allievi hanno superato il maestro».

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