Gentilissimo Direttore, vorrei abusare della sua cortesia per rivolgere alcune domande al candidato Luciano Violante (alla Corte costituzionale) e al Ministro Orlando. Quanto dirò è, se vogliamo, tragico ma anche comico, soprattutto è tutto vero anche se può apparire inverosimile. Le domande all’odierno candidato servono a mettere in chiaro una vicenda relativa a politica, mafia e malagiustizia, gravida di punti interrogativi – per usare un eufemismo - che ha visto la discutibile comparsa, appunto, di Violante. Andiamo con la nostra storia, che poi è una storia nota agli addetti ai lavori. Siamo a poche settimane dalle elezioni del 2006. Vladimiro Crisafulli, detto Mirello, esponente storico del Pci, già deputato regionale siciliano e parlamentare della repubblica, è al centro dello scandalo della video intercettazione del suo colloquio di appalti e politica con il capo mafia di Enna, Raffaele Bevilacqua, appena uscito di galera e con una condanna a dieci anni sul groppone. Crisafulli, già ripreso col boss in un filmato, da giorni pressa il Partito per essere nominato alla Camera dei Deputati. Al centro dello scandalo, Violante inaugura assieme a Crisafulli la sua segreteria a Enna. Prima di chiedere a Violante perché sentisse il bisogno di inaugurare la propria segretaria con Miro, riportiamo le «comunicazioni» che Mirello fornisce al capomafia, davanti alla videocamera della Polizia, installata nella saletta di un albergo. Il film si apre col classico bacio tra il parlamentare e il mafioso. Quindi Crisafulli dà disposizioni: «Quelle imprese, se vogliono quell’appalto, devono battere un colpo e devono batterlo forte», «l’accordo tra quelle altre due imprese ha la mia benedizione». A Violante, uomo cui nutro il massimo rispetto, avrei da tempo voluto chiedere in che cosa, secondo lui, consisteva quel colpo che dovevano battere le imprese. Tornando al video il mafioso chiede al politico «l’assenso» per l’appalto di tale Nasca. E se non bastasse, Crisafulli spiega «di aver dato quell’altro appalto agli imprenditori Gulino, gli unici che lo potevano fare». Poi i due discutono di un appalto di 120 miliardi di lire dell’Università, e di una spartizione di taglialegna e ... di assessori. Per Violante, il più «autorevole» dei politici antimafia, quel colloquio venne giudicato normale, e Crisafulli degno di trasferirsi, col suo avallo, dal Parlamento Siciliano a quello di Roma. Mi sono sempre chiesto se da ex presidente della commissione antimafia, attento osservatore delle dinamiche criminali, Violante avesse esaminiamo la curiosa (chiamiamola così) archiviazione di cui ha beneficiato proprio Crisafulli, politico all’epoca accusato di mafia. La richiesta si compone di 20 pagine. Neanche al microscopio, a mio modestissimo avviso, troviamo tracce di investigazioni serie e dettagliate: ad esempio, delle intercettazioni che si sarebbero dovute disporre sui telefoni di Crisafulli. L’archiviazione, per chi l’ha letta, riporta l’interrogatorio di Crisafulli. I magistrati non chiedono nulla, niente di niente, sulle più scottanti frasi videoregistrate, quale il colpo che doveva battere quell’impresa per ottenere l’appalto, o il perché il mafioso si rivolgesse a lui per assensi o benedizioni, o perché imprenditori si rivolgessero al boss per incontrare il politico. Rimane un mistero quali siano gli appalti affidati dal parlamentare agli amici imprenditori Gulino; e perché Crisafulli assuma impegni a nome di questi imprenditori Gulino. Questo si chiederà il lettore - e farebbero bene a chiederselo gli ispettori del ministro Orlando - come hanno riempito le 20 pagine dell’archiviazione. È utile riportare, senza commento, le parti più surreali di tale atto. Queste le domande che la Procura rivolge al teste chiave onorevole Grimaldi, deputato di Forza Italia: «...Per quello che lei può dire, Bevilacqua veniva percepito con un atteggiamento politico o come un atteggiamento mafioso? ...Bevilacqua, dopo che rientra dalla galera, riprende ad occuparsi di politica? Incontra oltre C. ...altre persone... C’era un’inibizione ad incontrare Bevilacqua o comunque lui si presentava... cercava di prendere discorsi politici? Quindi incontrava non solo C.?» Il capolavoro lo abbiamo quando la Procura si concentra sul... carattere del mafioso: «Conoscendo il carattere, lui cercava di contattare tutti quelli che si occupavano di amministrazione, di politica?». E sempre nell’archiviazione si sprecano pagine per chiedere ai testi di ricostruire, non gli appalti, bensì le divisioni tra Comunisti Italiani e RC, tra Margherita e CCD e CDU. Direte, cosa c’entravano le beghe tra i partiti? Nulla, ma se si doveva archiviare l’inchiesta su un potente di Sicilia, così apprezzato da Luciano Violante, tutto fa brodo. Forse è il caso che il Ministro mandi gli ispettori, e che Violante legga le carte. Crisafulli, ribadiamo, è stato archiviato. Violante ci dica se tutto quel che ha letto, e leggerà, è normale oppure no.
Violante e l’archiviazione di «Miro» Quelle risposte (politiche) mai date
di Giuseppe Arnone, Presidente Comitato Pio Latorre per Matteo Renzi
