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Toti: «Caro Alfano la porta è aperta. Ma devi scegliere la coerenza»

Un partito che si rinnova, nel rispetto della tradizione: Forza Italia è al lavoro per ricostruire il centrodestra. Parola di Giovanni Toti, europarlamentare, consigliere politico di FI. «Chi è all’opposizione, come FdI-An e la Lega, è un interlocutore naturale e privilegiato. Ma la porta non è chiusa per nessuno». Onorevole Giovanni Toti, parliamo della battaglia sui temi del lavoro. «È tutta all’interno del Partito Democratico. Noi speravamo che per una volta si potesse produrre una riforma utile per il Paese e purtroppo, ancora una volta, temo che dovremo prenderne atto, il congresso permanente all’interno del Pd non permetterà di fare una delle riforme più utili per le imprese. Se a questo sommiamo che l’idea di mettere il tfr in busta paga, bocciata da Squinzi, penalizzava le imprese; se aggiungiamo che in primavera, dei dodici miliardi investiti sul cuneo fiscale da questo governo, dieci sono andati al lavoro dipendente e solo due agli imprenditori, credo che si possa dire che questo governo non ha capito che se non si aiuta il mondo dell’impresa, dell’artigianato non si va da nessuna parte». Qual è la prima emergenza del Paese? «La priorità assoluta è il lavoro, in un Paese dove il cinquanta per cento dei giovani non ha impiego e dove ci sono tre milioni e mezzo di disoccupati in generale: il più alto tasso di disoccupazione da almeno vent’anni a questa parte. Per creare lavoro c’è un unico modo: dare fiducia a coloro che possono investire e crearlo, il lavoro: gli imprenditori». Quanto è importante un abbassamento della pressione fiscale? «È fondamentale, ma per farlo bisogna tagliare la spesa pubblica. Ma il lavoro che stava facendo Cottarelli si è perso nel nulla e nella Legge di Stabilità, per il prossimo anno e quello dopo, i tagli alla spesa pubblica e i risparmi sono molto minori di quanto promesso. Sommando i tre elementi di non competitività delle nostre imprese: pressione fiscale, pressione burocratica e incertezza, si capisce perché le nostre imprese non investono. E se non siamo un Paese attrattivo di investimenti di capitali il lavoro non crescerà mai». Che peso ha il dualismo Renzi-D’Alema all’interno del Pd? «Renzi promette tanto e annuncia molto, ma poi gli equilibri interni del suo partito non gli permettono di mantenere gli impegni presi. Questo rende inefficace l’azione di governo. Tutti i parametri del Paese reale sono negativi: debito pubblico in crescita, spesa pubblica in crescita ed era uno dei punti qualificanti tagliarla, nessuna ripresa dei consumi nonostante gli ottanta euro, nessun debito pagato dalla Pa, occupazione che non riparte, anzi, quella giovanile aumenta: il combinato disposto di un Pd che non riesce a trovare un equilibrio non è un problema tra Renzi e D’Alema, ma tra Renzi, D’Alema, Bersani i giovani turchi, i cuperliani...». E il centrodestra? «Stiamo cercando di ricostruire, anche in vista delle elezioni regionali che ci saranno in primavera, una coalizione di centrodestra alternativa al governo delle sinistre e pronta a prendersi, quando sarà il momento, la responsabilità di governo del Paese». Come sono i rapporti con l’Ncd di Alfano? «Sono molto semplici: il nostro è il primo partito del centrodestra, da solo vale più della somma di tutti gli altri partiti, nonostante questo con grande generosità ci stiamo spendendo, spiegando a tutti che i nostri elettori ci vogliono uniti, perché divisi siamo condannati all’irrilevanza politica. Credo che riusciremo a portare avanti un percorso che riunisca le forze di centrodestra. Ncd non può dimenticare che è stato lui a rompere il patto con gli elettori. La porta non è chiusa per nessuno, però ci aspettiamo, oltre alle dichiarazioni dei dirigenti di Ncd che continuano a dire di voler costruire un’alternativa alle sinistre, delle azioni coerenti, sia ora a livello regionale sia a livello di governo centrale». La polemica con Fitto? «Si discute come in tutti i partiti. Stiamo lavorando per riunire i moderati, creando una coalizione di centrodestra, di certo non vogliamo dividere Forza Italia. Al di là di qualche tensione politica, spesso inevitabile e talvolta anche salutare, Fitto ha il diritto di dire la sua. Purché non in modo autolesionistico». Ma Forza Italia nel futuro si chiamerà ancora così? «Forza Italia si chiamerà anche in futuro Forza Italia. Ha avviato un percorso di rinnovamento già da alcuni mesi e sta cercando nella società civile risorse ed energie nuove per affiancare e non sostituire la vecchia classe dirigente, per creare quell’osmosi tra nuovo ed esperienza vecchia che è fondamentale per la buona riuscita di un’esperienza politica». La situazione finanziaria del partito? «È assolutamente preoccupante, come in tutti i partiti italiani. È stato cancellato, giustamente, il finanziamento pubblico e tutti si ritrovano con dei buchi di cassa. Ora si tratta di rimboccarsi le maniche, ci sarà un periodo di transizione. Ma FI è un partito sano, forte, radicato sul territorio, i guai finanziari non riusciranno a cancellarci».

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