Politica

Vendola sogna le bandiere rosse a palazzo Chigi

«Noi non ci fermeremo. Non ci accontenteremo di una battaglia all'opposizione. Non regaleremo a Renzi una sinistra chiusa in un fortino Apache». Il leader di Sel, Nichi Vendola, dal palco di piazza Santi Apostoli a Roma ha lanciato ieri suo avvertimento al premier. «Noi impareremo dalla pattuglia dei nostri sette senatori. Mentre i grillini salivano sui tetti, i nostri sette erano a scrivere i seimila emendamenti con cui hanno dato filo da torcere al ministro Boschi», ha rivendicato il governatore della Puglia tornando sulle riforme costituzionali. Da Sel, aggiunge, «nessuna boria di partito. Sinistra ecologia e libertà è a disposizione per essere il lievito che fa ricrescere la speranza di cambiamento». «Metteremo in piedi – è la conclusione – una sinistra del futuro e da domani pianteremo le bandiere di questa sinistra sotto palazzo Chigi». L’attacco a Renzi è stato durissimo: «Non me frega niente di una sinistra che vince per fare le cose di destra. Costruiamo una coalizione per i diritti e per il lavoro. Mettiamo in piedi una rete organizzativa di quelli che si ribellano a questo stato di cose». «Caro Matteo Renzi – ha proseguito – tu sei un conservatore e il tuo è un governo conservatore. Sì, il governo Renzi-Marchionne-Sacconi». Alla manifestazione di Sel era presente anche Pippo Civati, uno dei deputati «dissidenti» del partito Democratico. E anche da lui sono arrivate proale di critica nei confronti del premier. «Alle prossime elezioni ci dobbiamo presentare con Vendola, non con Verdini – ha detto – Oggi Renzi è ad Assisi, che è un luogo di pace, ma continua con questa polemica verso la sinistra. È un po’ curioso che un premier che si definisce di sinistra continui a prendersela con la sinistra. Forse è una eccezionalità italiana». Sul palco, insieme a Vendola, c’era anche Maurizio Landini, il leader della Fiom: «Contrapporre i diritti del padre perché il figlio è precario è una coglionata totale» è stato il suo affondo. «Penso che il governo debba riflettere» ha proseguito e, riprendendo il «cambiare verso» di Matteo Renzi, ha attaccato: «Quel verso lì non porta da nessuna parte. Aumentare la contrapposizione e dividere il Paese non serve».

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