Politica

Il «sistema Iorio» è arrivato al capolinea

Appalti e favori. La procura di Campobasso chiude l’inchiesta sull’ex governatore del Molise: 28 gli indagati

CAMPOBASSO Un sistema consolidato di connivenze e corruttele che aveva nell’ex Governatore Iorio il suo fulcro. Secondo la Procura, per anni tv, giornali, imprenditori e giornalisti amici avrebbero goduto di favori e risorse pubbliche «firmate» dall’ex «monarca del Molise», così veniva chiamato Michele dai suoi avversari. E poi i 200 assunti alla Protezione Civile, tutti «segnalati secondo la stessa Procura. Rapporti tra politica e informazione, finanziamenti facili ad amici, concorsi "pilotati”: sono gli ingredienti della bufera giudiziaria piombata sul Molise. Ventotto indagati, molti eccellenti, nell’inchiesta di Campobasso sul cosiddetto "Sistema Iorio”. Ed è proprio l’ex presidente della Regione il nome di spicco dell’indagine condotta dalla Squadra mobile e coordinata dal procuratore capo Armando D’Alterio, in collaborazione con i sostituti Francesco Santosuosso e Enrico Colagreco, arrivata alla fase della notifica degli avvisi di conclusione dell’indagine. Coinvolti dunque politici, imprenditori, giornalisti, editori e funzionari pubblici. Oltre a Iorio sono indagati l’ex assessore regionale alla programmazione Gianfranco Vitagliano, l’ex capo della Protezione Civile Giuseppe Giarrusso e l’ex direttore generale dell’Asrem Angelo Percopo. E con loro il direttore e editore di Telemolise, Manuela Petescia e Quintino Pallante, l’editore de La Gazzetta del Molise, Ignazio Annunziata, il giornalista Giuseppe Saluppo, l’avvocato Angelo Piunno. Una quindicina i reati contestati a vario titolo. Iorio è accusato di corruzione, falsità materiale e ideologica commessa da pubblico ufficiale, abuso d’ufficio, concussione, estorsione. Molte le contestazioni anche ad Annunziata: corruzione, falsità materiale e ideologica, estorsione, esercizio abusivo della professione, ingiuria, violenza privata. Per Vitagliano l’accusa di aver utilizzato, in assenza di cause di servizio, un’auto della Regione per recarsi a una festa privata a Guardialfiera. Al direttore di Telemolise Manuela Petescia, la Procura contesta il reato di corruzione attraverso la linea editoriale dell’emittente. Nell’inchiesta sono confluite vicende diverse, tutte legate alla figura dell’ex governatore: dal sostegno a mezzi di informazione alla gestione della Protezione Civile e dell’Asrem. Poi il concorso per 200 posti alla Protezione Civile. Concorso con vincitori predesignati, è la tesi della Procura. «Garantirono propaganda politica per le elezioni del 2013 – si legge nelle carte - in cambio del compimento da parte del Capo della Protezione Civile Giarrusso, e in adempimento dei desiderata di Iorio, di atti contrari ai doveri d’ufficio». Quindi la parte relativa a Telemolise. L’accusa della Procura è che in cambio di una linea editoriale favorevole a Iorio il governatore abbia favorito la telvisione nella concessione di contributi pubblici. Si parla anche del noleggio dei ripetitori dell’emittente alla Protezione Civile e dei sostegni alle tivù per il passaggio al digitale terrestre. «Ho fatto subito richiesta del fascicolo – commentato l’avvocato di Michele Iorio Arturo Messere – quindici faldoni, migliaia e migliaia di pagine».

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