Renzi continua a bastonare chi nel partito non è con lui. E lo fa pubblicamente, usando addirittura quelle espressioni che sono proprie dell’opposizione. Se poi è sommerso dai fischi e la piazza gli si rivolta contro, come è successo ieri a Ferrara al Festival di Internazionale («Buffone», «vattene via», hanno urlato i contestatori con cartelli sui quali si leggono «no Ttip» e proteste contro le modifiche all'articolo 18), non sembra curarsene più di tanto. Così chi dal Pd ma anche tra i militanti continua a criticare il dialogo con Berlusconi e l’asse con Forza Italia, ha una anacronistica visione della politica. Fa parte di quella «certa sinistra radical chic che insegue i fantasmi ed è condannata a perdere le elezioni». Il «fantasma» è il nemico Berlusconi che «è stato agitato come uno spauracchio» con il risultato che «per vent’anni ha governato lui». Davanti a una platea che reagisce con una valanga di fischi, Renzi non si scompone e dà lezioni di pragmatismo. Fa la sua tirata senza prendere fiato: «Finchè Berlusconi prende milioni di voti c'è il rispetto per qualcosa che si chiama democrazia. Io rispetto milioni di italiani che non la pensano come me. Quando si parla di regole del gioco l'idea di avere un nemico da agitare è un'idea di sinistra che non mi piace». Poi stigmatizzato la volontà di vedere sempre un nemico, sottolineando che «se questa volta abbiamo preso il 40% è perché non abbiamo parlato di Berlusconi ma dell'Italia». E conclude: «Non me la sento, dopo vent'anni, di continuare la battaglia contro un nemico, c'è un Paese da rimettere in piedi». A chi gli chiede se un eventuale «soccorso azzurro» sul jobs act porterebbe a nuove larghe intese con Forza Italia, il premier risponde perentorio che «non accadrà e comunque se dovesse accadere non porterebbe a un nuovo governo di larghe intese». Quanto al patto del Nazareno, nessun mistero. E qui altra bordata ai compagni di partito. Il segreto «fa parte della cultura del sospetto che ispira la sinistra italiana. Non c’è nessun segreto, significa legge elettorale e riforma del Senato, del Titolo V e l'abolizione del Cnel». Qualcuno non ci crede? «Possiamo chiedere a Berlusconi di venire in streaming, io non ho problemi». La giustizia non c'è nel patto del Nazareno? «Sulla giustizia c'è una riforma e Forza Italia ha detto di votare contro. C'è chi dice, non ci crediamo. E io che ci posso fare?» E racconta di essere costretto a leggere gli editoriali che parlano di questo patto e «mi ci rode perché invece vorrei discutere di scuole». Quindi, nonostante i fischi scandiscano le sue parole, riesce anche a fare dell’ironia rispondendo a una giornalista straniera che lo ha invitato nel prossimo incontro a farsi una foto con Berlusconi. «Berlusconi non è il mio tipo per un selfie». Mentre parla un gruppo di grilli gli tira le uova. Renzi non si scompone e replica: «La prima cosa è il rispetto delle idee anche quando non la pensano come me. A chi non ha altri argomenti rispetto alle uova, noi continuiamo a rispondere con il sorriso». Poi sul rapporto con Grillo dice di «aver tentato di coinvolgere il MoVimento 5 Stelle sulle riforme, e continuerò a farlo. Non lascio i ventenni italiani a chi fa casino per strada». Da rottamare non c’è solo la sinistra radical chic. Renzi mette tra le cose vecchie anche i sindacati che incontrerà martedì per discutere del jobs act. «Devono cambiare. Il 54% degli iscritti sono pensionati». Infine ha annunciato l'approdo delle riforme costituzionali alla Camera per metà novembre e ha aperto all'introduzione di uno «ius soli temperato». In mattinata se l’era presa con i tecnocrati di Bruxelles. «Va ridotto il potere della burocrazia in Europa, il livello del potere dei tecnocrati a Bruxelles».
Lancio di uova contro Renzi E lui attacca i radical chic
Il presidente del Consiglio: "Parlo con Silvio perché ha milioni di voti. C'è la cultura del sospetto"
