Politica

Basta burocrazia, giusto chiudere

di Giorgio Albertazzi

Ma come ci siamo ridotti! Siamo tornati alla lotta di classe e alle corporazioni. Il Teatro dell’Opera è in mano a gruppi, favoritismi, interessi. Ci sono persone che lavorano lì e che sono diventate milionarie. Mi chiedo: come ci si può arricchire con il teatro? Mi chiedo anche cosa ci sia dietro a tutto questo, se non quella maledetta ideologia che ci attanaglia. Ecco perché il sindaco di Roma Marino ha fatto benissimo a mandare a casa i dipendenti. Ovviamente non voglio dire che gli artisti non devono lavorare. Ma bisogna fare qualcosa di serio, cambiare radicalmente e avere il coraggio di dire no alla mediocrità. Soprattutto, è necessario sconfiggere la burocrazia. C’è una vicenda che mi sta a cuore e che trovo illuminante. Sono due anni che mi sto impegnando, con alcuni amici, per riaprire il Teatro delle Arti in via Sicilia. Un teatro storico, che ha dato vita alla Magnani, a De Sica, alla Proclemer. Un teatro di sperimentazione, di indipendenti. È stato distrutto, addirittura trasformato in un supermarket. Ho preso l’impegno di aprire in quella struttura una scuola delle arti e dei mestieri. L’Ordine dei ragionieri commercialisti, che possiede il palazzo nel centro di Roma, è disposto anche a finanziare parte dell’operazione. Il sindaco Marino ci ha dato il via libera. Ma c’è la burocrazia che rende il percorso molto complicato. Anche l’Amleto di Shakespeare si lamentava degli «intoppi della burocrazia». Del resto il costo di mantenimento dell’apparato burocratico di un teatro assorbe l’80 per cento dei finanziamenti. Incredibile, ma è proprio così. È evidente che c’è qualcosa che non va. Bisognerebbe puntare, invece, sulla detassazione, lasciare a chi fa teatro quello che guadagna. In questo modo premiando il merito. Non va nemmeno l’atteggiamento dei sindacati, ispirato ai principi del veterocomunismo, secondo cui si pensa prima al partito e poi al Paese. Anche per questo Muti ha fatto bene a lasciare il Teatro dell’Opera. Dobbiamo guardare avanti e ripartire da quel mestiere bellissimo e tremendo che è l’attore. Una porta che si apre sui sogni.

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