Politica

Quando Giggino tuonava contro l’estinzione dei processi

«La prescrizione evita la galera ma non la vergogna». È il 24 gennaio 2010 quando Luigi de Magistris, allora europarlamentare dell’Italia dei valori, verga questa parole sul suo blog. Sono passati quattro anni e di fronte a una condanna per abuso d’ufficio e un sospensione dalla carica di sindaco di Napoli, che potrebbe essere vanificata in pochi mesi proprio dalla prescrizione, de Magistris in versione 2.0, inverte la rotta di 360 gradi e afferma: «Mi prendo la prescrizione e torno». E la vergogna? Alla prescrizione il “sindaco sospeso” potrebbe rinunciare, come in tanti prima di lui. D’altronde, se de Magistris dice di essere «onesto fino al midollo», nulla avrebbe da temere dalla sentenza d’appello. Sta di fatto che, fino a questo momento, il suo più grande desiderio è, appunto, «prendersi la prescrizione» e tornare a sedere sullo scranno di palazzo San Giacomo. In barba alle sue prese di posizione passate. Il 26 febbraio 2010, infatti, de Magistris si occupa del caso David Mills, l’avvocato inglese processato insieme a Silvio Berlusconi per corruzione in atti giudiziari. Il reato contestato a Mills viene dichiarato prescritto e l’ex pm ci tiene a sottolineare che Mills, in realtà, è stato riconosciuto colpevole ma “salvato” dalla prescrizione. Pochi mesi dopo Giggino si sofferma sulle frodi intorno ai fondi europei, e spiega che per ovviare al problema le soluzioni ci sono, e fra la tante ne individua una in particolare: «La rivisitazione dei tempi di prescrizione che vanificano i procedimenti creando sacche di impunità». Di prescrizione l’ex pm si “occupa” anche in merito alla “ridiscesa” in campo di uno dei suoi predecessori, Antonio Bassolino: «Se penso a quello che ha lasciato – queste le parole dell’ex pm – mi viene in mente il disastro economico e ambientale da cui si è salvato solo con la prescrizione». Nell’ottobre 2012 il “nostro” suggerisce al Parlamento di approvare immediatamente la legge contro la corruzione, «nonostante il mancato intervento sul tema decisivo della prescrizione». E tre anni prima definiva la prescrizione una sorta di amnistia: «Il governo Berlusconi considera la corruzione un reato non grave, tanto da inserirlo tra i delitti rientranti nell’amnistia di fatto prevista dalla legge sulla prescrizione breve». Non fa mancare la sua voce neanche sulla vicenda Eternit: «Tante famiglie napoletane non hanno trovato giustizia a causa della prescrizione». E quando il sindaco di Salerno, Vincenzo de Luca, nel 2010 annuncia la sua ricandidatura, de Magistris si oppone argomentando che in un processo sullo stoccaggio dei rifiuti «De Luca non ha rinunciato alla prescrizione». Di incredibile, inoltre, c’è che a rinunciarci è stato proprio uno dei big indagati da de Magistris, e cioè l’ex governatore della Calabria, Giuseppe Chiaravalloti. Lo stesso ha fatto l’ex generale del Ros, Mario Mori, nel processo sulla presunta Trattativa Stato-Mafia. E anche il patron della Lazio, Claudio Lotito, dopo l’assoluzione in appello al processo su Calciopoli. E De Luca, quasi a “schiaffeggiare” de Magistris, rinuncia alla prescrizione e viene poi assolto in un processo su una variante urbanistica. Stessa scelta viene fatta dal viceministro all’Interno, Filippo Bubbico, sotto processo per un affidamento. Ma de Magistris, a seguire le orme degli altri imputati, non ci pensa neanche. Pochi giorni, infatti, fa l’ex pm ha affermato: «La mia vicenda si prescriverà a fine anno». Ma è davvero così? L’abuso d’ufficio, “sulla carta”, si prescrive in sei anni, che diventano praticamente sempre sette e mezzo per via degli “atti interruttivi” che bloccano il decorrere della prescrizione. Nel processo a de Magistris e a Gioacchino Genchi, suo consulente informatico, i tempi potrebbero allungarsi per via dei certificati medici, che “bloccano”, anch’essi, la prescrizione, presentati più volte al tribunale di Roma da entrambi gli imputati. Ciò significa che nel caso de Magistris la prescrizione, che ha iniziato a decorrere dall’aprile 2007, potrebbe “slittare” di molto, consentendo la celebrazione del processo d’appello. D’altronde, se i giudici hanno deciso di pubblicare le motivazioni alla sentenza in 15 giorni, cioè in brevissimo tempo rispetto alla consuetudine, probabilmente è perché pensano di poter arrivare a celebrare il nuovo processo prima che intervenga la prescrizione. Logica vuole, infatti, che se fossero stati convinti dell’inevitabilità della prescrizione, la “velocità” nel depositare le motivazioni sarebbe stata superflua.

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