Non è servito l’auspicio positivo del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Anche ieri in Parlamento è stata fumata nera per l’elezione dei due giudici mancanti della Corte costituzionale. E siamo arrivati a quindici, per la precisione, di votazioni andate a vuoto. Dopo l’annuncio del Pd, anche Forza Italia aveva inviato un sms ai suoi deputati e senatori con l’indicazione di scheda bianca. Dal Partito democratico sottolineano che la loro indicazione di scheda bianca non mette in discussione però il nome di Luciano Violante. Un modo come un altro per sostenere, come racconta un’autorevole fonte dem, «è Forza Italia che ha problemi su Bruno. Violante resta il nostro candidato, aspettiamo che decidano da Fi». Nel pomeriggio cominciano a circolare già i nomi dei possibili sostituti dell’avvocato pugliese. Si fanno quelli di Maurizio Paniz, avvocato friulano che difese Berlusconi in aula nel caso Ruby, e di Giovanni Guzzetta, professore universitario che fu capo di gabinetto di Renato Brunetta. Alla fine è proprio Donato Bruno a mettere in chiaro con una dichiarazione: «Premesso che la votazione dei candidati alla Corte Costituzionale deve rappresentare uno dei momenti più alti dell’attività parlamentare, richiedendo la massima condivisione sul profilo dei nominativi che dovranno assurgere a tale prestigioso incarico istituzionale; e considerato che l’attuale situazione politica di stallo non appare consentire la necessaria convergenza per la predetta elezione, ritengo doveroso, al fine di agevolare il lavoro parlamentare, rimettere nelle mani del presidente Silvio Berlusconi la mia candidatura». Quindi aggiunge: «Per quanto attiene le notizie di stampa di questi giorni ribadisco che, a tutt’oggi, non ho ricevuto per la vicenda di Isernia, né per altre vicende, alcun avviso di garanzia. Sono stato sei mesi fa sentito come "persona informata dei fatti". Sono comunque, e ovviamente, a disposizione dell’autorità giudiziaria per fornire qualsiasi ulteriore chiarimento utile a definire la mia eventuale posizione». Frattanto ieri è stato il senatore e avvocato di Chieti, Giovanni Legnini, nuovo vicepresidente del Csm. Nel suo discorso di insediamento ha sottolineato come sia necessario accettare «la sfida delle riforme», attraverso un «costruttivo dialogo» «con il ministro della Giustizia, tenendo al centro il "ruolo del plenum" e la funzione autonoma, indipendente ed imparziale» delle toghe. L’avvio dei lavori del nuovo Csm, è però anche segnato dalla mancanza di un componente laico: la professoressa Teresa Bene, eletta dal Parlamento in quota Pd nelle scorse settimane, è stata infatti dichiarata "ineleggibile" dal plenum. La commissione verifica titoli ha accertato la mancanza dei requisiti di Bene per accedere a Palazzo dei Marescialli: la professoressa, infatti, non ha raggiunto i 15 anni richiesti dal regolamento di effettivo esercizio della professione forense ed è docente associato e non ordinario. Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Repubblica che si è detto "rammaricato" per la «frettolosità e disattenzione nel pur così laborioso processo di selezione da parte del Parlamento». La Bene era stata segnalata dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando.
Bruno: «Per me decide Berlusconi»
Nuova fumata nera sulla Consulta Csm: Bene fuori perché non ha i requisiti
