Politica

Delirio della Forenza: «I soliti proibizionisti»

L’aiutante voleva dare la droga a D’Erme in cella. Lei attacca la stampa: nascondono i veri scandali

«Eccoli qui, siti e stampa. Tutti a ignorare i veri scandali e pronti a far partire il solito predicozzo proibizionista». Il giorno dopo non c’è traccia di autocritica nelle parole di Eleonora Forenza, l’europarlamentare della lista Tsipras protagonista, suo malgrado, del «caso» esploso sabato nel carcere di Regina Coeli. Lei vi si era recata per andare a trovare Nunzio D’Erme, ex consigliere capitolino tra i leader dei Movimenti. Si era fatta accompagnare da Giovanni Russo Spena, responsabile Giustizia di Rifondazione Comunista, e da un altro «collaboratore», scoperto dagli agenti mentre cercava di consegnare a D’Erme poco più di un grammo di marijuana. Dopo la denuncia del sindacato di polizia Fns Cisl, l’europarlamentare si era subito dissociata dal gesto del collaboratore: «Quell’uomo non fa parte della mia segreteria, è solo un compagno dei movimenti». Ieri Il Tempo ha provato a contattare la Forenza, impegnata in Aula a Strasburgo. Avremmo voluto chiederle il perché di tanta leggerezza. A parlare per lei c’è invece solo il lungo post pubblicato sul suo blog. Nel quale, però, l’europarlamentare fa tutto fuorché un mea culpa: «Eccoli qui - scrive - siti e stampa, tutti a parlare del "collaboratore con la marijuana": lo scandalo. Facciamo invece passare sotto silenzio la follia di una stretta repressiva che condanna Nunzio D’Erme al carcere per aver difeso un’assemblea pubblica da gruppi di estrema destra». Qui arriva la prima omissione. Forenza, infatti, dimentica di citare tutte le accuse fatte a ufficialemente a D’Erme, compresa quella di aver aggredito due poliziotti e aver favorito la fuga di un antagonista arrestato in occasione degli scontri del 21 maggio. «Utilizziamo l’episodio per provare a dare una stretta alla prerogativa parlamentare di visitare gli istituti di pena, come ha già solertemente richiesto il sindacato di polizia Fns Cisl Lazio oppure per far partire un ennesimo predicozzo proibizionista» insiste provocatoriamente l’europarlamentare. Anche in questo caso dimenticando che il sindacato degli agenti non ha mai chiesto di vietare le visite dei parlamentari in carcere ma solo di «rivedere l’accesso dei collaboratori». Infine, la giustificazione per il gesto del suo «aiutante»: «Né io né Giovanni né Nunzio eravamo a conoscenza delle sue intenzioni: altrimenti avremmo impedito un errore così madornale, soprattutto per evitare prevedibili strumentalizzazioni». La consegna di droga a un detenuto, che costituisce un reato, viene ridotta dalla Forenza a semplice «errore». Che andrebbe censurato non in quanto tale, ma «soprattutto per evitare strumentalizzazioni». Chi ha un’opinione un po’ più netta è Russo Spena, coprotagonista involontario del caso: «Sono 26 anni che lavoro con i detenuti e non mi era mai capitata una cosa del genere» spiega a Il Tempo . «La Forenza è una ragazza, probabilmente era la prima volta che si trovava in una situazione del genere, quell’uomo che lei a stento conosceva le ha chiesto di accompagnarla in carcere e lei ha accettato, tutto lì». Poi arrivano le tirate d’orecchi: «Quello che è successo è molto grave, l’uomo ha commesso un gesto assolutamente da evitare, che avrebbe potuto causare grave imbarazzo alla Forenza, a me e anche a D’Erme». E ce n’è anche per l’europarlamentare: «La leggerezza è stata anche sua, ovviamente. Magari servirà d’insegnamento...». Magari.

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