Politica

Ridurre le spese ma non i servizi

di Raffaello Lupi, Professore di Diritto Tributario Università Tor Vergata a Roma

Gli obiettivi del governo sembrano spostarsi continuamente in avanti, passando dall’iniziale «una riforma al mese» ai «programmi dei mille giorni». Le promesse di «abbassare le tasse» hanno dato manovre «a saldo zero», come gli «ottanta euro» ai redditi da lavoro medio bassi, a carico di altri comparti, tra cui il risparmio; è una redistribuzione fatta senza distinguere tra i modestissimi redditi «da interessi», e le plusvalenze speculative, non intaccate dall’inflazione. È uno dei tanti esempi da cui si capisce il bisogno del governo di calare nel concreto le buone intenzioni, soprattutto nei tagli di spesa. La politica non può creare ricchezza per legge, sostituendosi al mercato, ma deve prima di tutto amministrare efficientemente una macchina pubblica estremamente rigida. La vera sfida per Renzi è riuscire a ridurre la spesa mantenendo il livello dei servizi, il che vuol dire «fare lo stesso con meno». La politica agisce sull’economia attraverso gli innumerevoli comparti delle istituzioni, che devono prendersi dei rischi, come si fa nelle aziende. Le decisioni «costi-benefici» sulle singole spese pubbliche sono tanto più efficienti quanto sono decise in concreto, come per la tanta diagnostica preventiva inutile di cui pure si è parlato. La politica deve quindi governare la propria macchina , dando fiducia ai funzionari o alle amministrazioni che cercano i migliori compromessi possibili. Sono azioni per cui servono progettualità politiche settoriali, che calino nel concreto gli slogan della propaganda. Si sente la mancanza di una squadra che diffonda nella macchina pubblica l’esuberanza comunicativa e propositiva del premier.

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