Politica

Giornalisti, sindacati, imprenditori. Matteo è riuscito a scontentare tutti

Sindacati, grandi firme del giornalismo, pensionati, forze dell’ordine. Adesso persino i vescovi. Tutti contro il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Tutti scontenti dalle politiche del governo. Lui, il premier, gonfia il petto e rilancia: «I poteri forti mi vogliono buttare giù? Ci provino... Io vado avanti e non mollo». Di certo la frattura tra Palazzo Chigi e i cosiddetti «corpi intermedi» dello Stato è profonda.     I SINDACATI Un amore mai cominciato quello tra Renzi e i rappresentanti dei lavoratori. Appena arrivato a Palazzo Chigi ha subito scaricato la triplice, provocando le ire di Camusso (Cgil), Bonanni (Cisl) e Angeletti (Uil). Il dimezzamento dei distacchi sindacali nell’ambito della riforma della Pa ha acuito lo scontro. Il Jobs Act con l’abolizione dell’articolo 18 ha provocato una frattura insanabile. All’inizio il premier ha intessuto un buon rapporto con il leader della Fiom Landini, un interlocutore privilegiato. Ora anche quell’idillio è finito: Landini minaccia lo sciopero generale. Sarà per via del nuovo amore di Renzi, quello con l’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne?     I GIORNALISTI Con la carta stampata Renzi ha un rapporto difficile. meglio, è la stampa che al suo cospetto si spacca: o lo ama o lo odia. Lui nelle conferenze stampa fa spallucce. «Filippo (Sensi, il portavoce, ndr.) mi ripete sempre di non criticare i giornali, che la stampa non si critica anche quando scrive cose che non ti piacciono. Io cerco di dargli retta», ripete spessissimo Renzi. Tra chi ama Matteo ci sono fior di firme dei maggiori giornali nazionali. Ma i suoi detrattori sono di peso. E che peso. Parliamo dei mostri sacri della stampa di sinistra: Marco Travaglio ed Eugenio Scalfari. Il Fondatore all’inizio nei suoi editoriali domenicali su La Repubblica sembrava simpatizzare con Renzi, adesso lo sfonda sistematicamente. Il motivo? Praticamente tutto: la politica economica, la legge elettorale, le riforme costituzionali, il Jobs Act. Anche con l’editore Carlo De Benedetti le cose non vanno benino. Travaglio invece non l’ha mai avuto in grande simpatia e il patto del Nazareno con il «nemico» Silvio Berlusconi non ha certo aiutato. Il Fatto Quotidiano rappresenta oggi la tribuna della voce critica della sinistra. C’è poi l’attacco dell’intervista con il direttore del Sole 24 Ore : Roberto Napoletano descrisse il premier intento a roteare una spada in stile Kill Bill augurandosi che l’Italia non rischi di finire affettata come il lampadario di Palazzo Chigi. Che la stampa legata al mondo finanziario abbia preso le distanze da Renzi lo dimostra anche l’editoriale sul Corriere della Sera del 24 settembre di Ferruccio de Bortoli: benché dimissionario in pochi credono che il direttore abbia scritto senza che il patto di sindacato fosse al corrente e condividesse.     LA CHIESA Anche i vescovi hanno censurato le politiche del governo. Il segretario della Conferenza episcopale monsignor Nunzio Galantino ha invitato il premier a smetterla con gli slogan, pensare a chi non ha lavoro e cambiare l’agenda di governo. Peggio di così...     GLI ALTRI Ma i detrattori di Renzi sono molti e appartenenti ai ceti sociali più disparati. Nel proprio partito (gli ex Ds D’Alema, Bersani, Cuperlo, Chiti, Civati; molti lettiani; altri in ordine sparso) e fuori. Le forze dell’ordine hanno avuto modo di criticarlo per il blocco degli stipendi, l’Associazione nazionale magistrati per la riforma della giustizia che vuole estendere la responsabilità civile e ridurre il periodo di ferie. Il lungo elenco degli scontenti annovera anche gli insegnanti per la riforma della scuola, i commercianti, la Troika dell’Ue per le politiche economiche, la Confindustriali per gli stessi motivi, i pensionati e persino la Rai.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.