Il sindaco che non vuole dimettersi nonostante una condanna per abuso d’ufficio e una sospensione molto probabilmente imminente, ha anche molte altre gatte da pelare. L’ex pm Luigi de Magistris, attuale primo cittadino di Napoli, è infatti indagato in altri tre diversi procedimenti penali. Uno riguarda l’organizzazione della Coppa America nella sua città, l’altro la manutenzione stradale e il terzo la scelta del comandante della polizia municipale (poi non andata a buon fine). Partiamo dal primo. Nel giugno del 2013 la Guardia di Finanza, ipotizzando il reato di concorso in turbativa d’asta, avvia una serie di perquisizioni per fare luce sugli appalti della gara velistica in città. A finire indagati, dapprima, sono Claudio de Magistris, fratello e all’epoca collaboratore del sindaco, e il capo di Gabinetto di allora, Attilio Auricchio, il colonnello dei carabinieri che si occupò dell’inchiesta off-side sul calcio. De Magistris, a caldo, e quando ancora non è indagato, afferma di essere sereno ma amareggiato per il coinvolgimento del fratello e del collaboratore. Poi passa all’attacco: «Se qualcuno pensa di fiaccarmi, sappia che sulla mia persona ci possono passare solo da morto». Passa poco più di un mese e la magistratura alza il tiro. Lo stesso sindaco, infatti, finisce indagato per «illecita selezione del socio privato», reato «affine» alla turbativa d’asta. Con lui sotto indagine finiscono anche il governatore della Campania, Stefano Caldoro, e l’ex presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro. L’inchiesta riguarda le due edizioni di Coppa America, e più precisamente la scelta dell'Unione industriali come partner privato dell'Acn, la società che ha gestito entrambe le annualità della gara. Secondo l'accusa, infatti, il partner privato si sarebbe dovuto scegliere con una gara pubblica. Cosa che non è avvenuta. Quando il sindaco apprende dell’indagine a suo carico, si scatena. Prima affermando che è «colpevole di un'unica cosa, cioè di aver portato la Coppa America a Napoli, e se allora questa è la mia colpa, è inutile che si faccia il processo, condannatemi, perché di questo vado fiero». Poi aggiungendo: «La magistratura ha il dovere di indagare, però stiamo ricevendo oggettivamente palate di fango. Non ho mai visto un'attenzione così forte verso un sindaco». E infine la frase più dura: «La magistratura è autonoma ma anche la politica è autonoma, e io, nel mio lavoro, non mi faccio condizionare né dalla camorra né dalla magistratura». La seconda inchiesta riguarda, invece, la manutenzione stradale di Napoli, e precisamente quelle buche per le vie della città che fanno disperare i napoletani e che troppo spesso, sia in centro che in periferia, causano anche gravi incidenti stradali. Sotto la lente d’ingrandimento dei pubblici ministeri finiscono molti interventi di manutenzione, il materiale scelto per intervenire e anche il costo degli interventi. La giunta comunale, in molti casi, si difende parlando di «casse vuote» e quindi della difficoltà di agire diversamente. Ma ad aver la peggio è la sicurezza degli automobilisti. Della terza inchiesta ha parlato il settimanale «L’Espresso» pochi mesi fa. In questo caso si tratta della scelta del comandante della polizia municipale. Per i magistrati ci sarebbe stato un tentativo di abuso d’ufficio (proprio per abuso d’ufficio, lo ricordiamo, de Magistris è stato condannato a Roma e ora rischia la sospensione). Il sindaco di Napoli, nella scelta del capo dei vigili urbani, avrebbe, in sostanza, tentato di favorire un finanziere, Luigi Acanfora, di cui è stato testimone di nozze. Acanfora, però, non aveva i titoli sufficienti per accedere a quella carica. Essendo un colonnello della Guardia di finanza, infatti, il suo grado, per i pm, non può essere considerato equipollente alla qualifica di dirigente. La nomina di Acanfora, comunque, alla fine non si è concretizzata a causa della bocciatura, da parte della Corte dei conti, del piano di riequilibrio comunale. Ragione per cui de Magistris, sempre a caldo, afferma: «Sono indagato per un reato che non c'è, si parla di una nomina e di un comandante che non ci sono. E comunque Acanfora è una persona onesta, coraggiosa e competente e stimata da tutti».
Giggino braccato in altre tre inchieste
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