Politica

«Ci attacca come Berlusconi La smetta di gettare fango»

Quando il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ha capito di non aver scampo perché, a causa della condanna per abuso d’ufficio, la legge Severino gli costerà la poltrona

Quando il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ha capito di non aver scampo perché, a causa della condanna per abuso d’ufficio, la legge Severino gli costerà la poltrona, si è presentato in consiglio comunale e ha attaccato frontalmente i giudici che l’hanno «punito». Un atteggiamento che ha indotto l’Associazione nazionale magistrati a definire «gravi, offensive e inaccettabili» le parole del loro ex collega. De Magistris, però, a fare marcia indietro non ci pensa neanche, e anzi «alza il tiro» contro «certi» magistrati. Abbiamo chiesto a Rodolfo Sabelli, presidente dell’Anm, cosa pensa di un ex pubblico ministero che si scaglia, pesantemente, contro giudici e pubblici ministeri. Sabelli, de Magistris rincara la dose parlando di magistrati «corrotti e collusi». La vostra presa di posizione pare non averlo spaventato. «Non ci si può esprimere in termini così generici gettando fango sull’intera categoria. Se il dottor De Magistris è a conoscenza di fatti di corruzione e collusione, li denunci. Faccia i nomi. C’è una sentenza di primo grado, quindi non definitiva, che però, essendo in vigore la legge Severino, nel caso dei sindaci prevede la sospensione. Tutti questi discorsi generici su corruzione e collusione, francamente non li capisco. De Magistris parli, se sa, altrimenti si astenga da dichiarazioni così generiche che offendono un'intera categoria». Negli anni in cui Berlusconi ha attaccato, anche pesantemente, la magistratura, l’Anm è stata molto più dura rispetto a come reagisce oggi con de Magistris. Disparità di trattamento? «Francamente non mi sembra che siamo stati tanto morbidi, abbiamo parlato di dichiarazioni gravemente offensive e inaccettabili. Non mi pare abbiamo avuto una reazione particolarmente compiacente». Lei, a proposito delle accuse del Cavaliere, disse che «l’attacco scomposto alle sentenze è un oltraggio e un grave pericolo per il sistema democratico». Lo è anche quello di de Magistris? «Noi diciamo che certe dichiarazioni sono offensive e inaccettabili perché gettano fango su un’intera categoria, cioè sull’intera magistratura e sulla giurisdizione, e questo non si può accettare nel nostro Paese. Mi pare di aver risposto». Mi pare di no. Sta dicendo che in questo caso il pericolo per la tenuta della democrazia c’è oppure non c’è? «Che cosa vuole che dica? Ogni reazione è coerente con l’accusa che è stata mossa. Quando si dice che i magistrati sono un cancro (come fece Berlusconi, ndr ), noi ci esprimiamo in un certo modo. Dovremmo usare un metro di paragone per dire cosa e più grave e cosa è meno grave?» Se de Magistris dovesse continuare ad attaccare i magistrati, cosa pensa di fare l’Anm? «C’è una competenza specifica, che è quella del prefetto. Lui dovrà valutare l’adozione dei provvedimenti conseguenti. Vedremo, comunque, che cosa farà e che cosa dirà de Magistris. Se ci saranno prese di posizioni che in qualche modo offendono e coinvolgono la magistratura, noi reagiremo». De Magistris ha «sfruttato» le inchieste per il consenso. Non sarebbe utile mettere dei «paletti» al magistrato ch e vuol fare politica? «Il problema del rapporto fra magistratura e politica lo abbiamo affrontato tante volte, dicendo che il via vai tra la carriera in magistratura e la politica può porre dei problemi d’immagine sul lato dell’imparzialità di un magistrato. Però de Magistris ha lasciato la magistratura». Anche in questo caso, sarebbe ragionevole prevedere un tempo minimo, prima di consentire a un pm che ha appena lasciato la toga di candidarsi. Non le pare? «Non dimentichiamo che facciamo riferimento a diritti costituzionalmente garantiti. La tutela dell’immagine d’imparzialità di un magistrato deve trovare un punto di equilibrio con il diritto all’elettorato passivo. Ma, ripeto, le iniziative dovrebbero riguardare i magistrati che fanno politica, e non è questo il caso, visto che de Magistris non è più un magistrato». Il suo caso non prova che è giunta l’ora di porre limiti alle intercettazioni? «I limiti debbono riguardare il sistema di garanzie. Attualmente, sia per quanto riguarda l’acquisizione di tabulati che le intercettazioni telefoniche, il sistema ha dato le garanzie dovute. In questo caso vi è stata un’ipotesi di reato che al momento ha portato a una sentenza di primo grado. Vedremo come finirà il processo. Ma non mi pare si possa mettere in discussione il sistema così com’è». Neanche di fronte al famoso «archivio Genchi» che conteneva un numero abnorme di tabulati? «Non conosco la vicenda, non me ne sono occupato».

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