la presidente del consiglio

“L’Italia non dice sempre sì”. Ucraina, energia e flessibilità: Meloni sfida Bruxelles

“L’Italia non siede al tavolo europeo per dire sempre sì ma per dire quello che va detto anche se è scomodo, anche se costa. L’Italia ha diritto di dire quando qualcosa non va. E non per indebolire l’Ue ma esattamente per il contrario, per renderla più forte”. Giorgia Meloni lancia un “avviso ai naviganti” in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre prossimi. La platea è quella degli industriali di Assolombarda, riuniti a Milano, e quindi largo ai temi più caldi per gli imprenditori: energia e bollette, inflazione e flessibilità, vincoli europei e ricette per rilanciare una crescita che - ammette la premier - “è ancora troppo debole”, anche se “l’Italia ha retto l’onda d’urto di uno dei passaggi più complessi di sempre” (e l’occasione è ghiotta per una stoccata all’Istat: i dati “ci dicono che la crescita per il 2026 può arrivare all’1%, oltre le previsioni. Solo che quando ci sottovaluta l’Unione europea ci siamo abituati, invece quando siamo sistematicamente sottovalutati dai nostri organismi un po’ dispiace”).

Quella milanese non è certo l’occasione più adatta per approfondire il dossier Ucraina, dopo la riapertura del presidente Usa Donald Trump al gas russo e le sue nuove frecciate al presidente Zelensky: il tema è rinviato alle aule parlamentari che ascolteranno le comunicazioni di Meloni mercoledì. La prima bozza di risoluzione del centrodestra non cita nè Trump nè l’invio di nuove armi a Kiev: si garantisce solo “la continuità del sostegno multidimensionale alle istituzioni e alla popolazione Ucraina, anche in vista dell’inverno” e l’impegno del governo a “non far venir meno la pressione sulla Russia che porti come primo risultato un cessate il fuoco pieno, incondizionato e immediato”; è invece una novità, oltre alla già auspicata “designazione di un inviato speciale europeo”, l’idea di definire “in alternativa” un “formato che, in virtù di un chiaro mandato da parte del Consiglio europeo, possa esprimere con autorevolezza ed efficacia la posizione dell’insieme degli Stati membri”. Ma è chiaro che, in aula, Meloni non potrà sottrarsi alla necessità di prendere una posizione anche rispetto agli ultimi sviluppi della crisi ucraina - fanno notare fonti parlamentari di maggioranza - anche perché sarà incalzata sul tema dalle opposizioni: a quanto filtra la presidente del Consiglio starebbe predicando prudenza tra i suoi rispetto alle ultime uscite di Trump, focalizzando l’attenzione sul fatto che la posizione e il sostegno dell’Italia nei confronti di Kiev non sono mai cambiati ed è questa la linea che conta.

Tornando ai temi economici, la premier arringa la platea rivendicando che “in questi mesi abbiamo stanziato oltre 60 miliardi di euro per proteggere l’Italia dal caro energia”, e ricordando i tagli delle accise, l’abolizione del bollo auto, la moral suasion sulle compagnie energetiche e petrolifere. “Ma questa è gestione dell’emergenza”, precisa, mentre “servono risposte strutturali”. Quelle stesse risposte che la Meloni si attende da Bruxelles, con cui “avevamo avviato un confronto” per “ridurre i costi per famiglie e imprese: con la commissione stiamo lavorando per costruire un meccanismo che consenta di contenere il prezzo del gas utilizzato per produrre energia e il confronto è in fase avanzata”, assicura, lanciando però un monito: “L’Europa deve prendere atto che la crisi in Iran, la chiusura di Hormuz, l’instabilità del Mar Rosso stanno facendo salire i costi dell’energia, delle materie prime e dei trasporti. E soprattutto alimentano l’inflazione che sfugge al nostro controllo ma che pesa e molto sulle famiglie, sui sistemi produttivi e sui conti pubblici, ovviamente”. Per questo, ricordando la proposta di ulteriore flessibilità avanzata a Bruxelles per contrastare l’inflazione, annuncia: “Riproporrò personalmente la questione al Consiglio europeo previsto questo giovedì e venerdì”. Meloni ribadisce anche alcune critiche già in passato sollevate nei confronti dell’Ue: “Prendiamo il tema degli Ets. Questo meccanismo gonfia artificialmente i prezzi, crea squilibri tra gli Stati membri e danneggia le nostre imprese manifatturiere, particolarmente nella capacità di competere in un mercato globale nel quale i nostri principali concorrenti non sono neanche lontanamente sottoposti agli stessi vincoli”. Poi c’è un altro aspetto, avverte: “È corretto che in Ue vengano finanziate nuove priorità e certamente tra queste c’è la competitività”, ma “la coesione e la politica agricola sono una precondizione di quello che noi stiamo cercando di fare. E non si può costruire competitività se i territori non crescono e non corrono tutti alla stessa velocità. Non si può costruire l’autonomia strategica se si taglia sull’unica autonomia che abbiamo, e cioè quello che mangiamo”.

Per finire, Meloni invia, insieme al cancelliere tedesco Friedrich Merz e al primo ministro belga Bart De Wever, una lettera al presidente del Consiglio europeo António Costa, in vista del 15 e 16 ottobre. L’iniziativa fa seguito alla riunione del gruppo informale degli “Amici della competitività” della scorsa settimana - si apprende da fonti di Palazzo Chigi - e la lettera invita ad approfondire tre strade: una corsia preferenziale per accelerare gli investimenti in settori prioritari, a partire da energia e digitalizzazione; un freno contro nuovi oneri burocratici; una riduzione generalizzata degli obblighi di “reporting” Ue, soprattutto per le Pmi.

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