Le mille firme per allontanare gli immigrati dai centri di accoglienza che si trovano nel municipio capitolino arriveranno questa mattina all'ufficio del protocollo. È l'ultima tappa della marcia a colpi di carta e penna dei cittadini di Corcolle, finiti al centro di una tempesta mediatica a cui non sicuramente sono avvezzi. Tra le giostre e lo zucchero filato i volti restano tesi e gli sguardi rivolti verso l'altra parte della borgata tagliata in due dalla via Polense. Lì, nel condominio di via Novafeltria presidiato dalle forze dell'ordine, rimangono barricati i trenta immigrati della discordia, che da giorni evitano di mettere il naso fuori dal cancello per non creare problemi. «Vogliamo chiarirlo una volta per tutte, non siamo razzisti e non lo siamo mai stati», spiega il presidente dell'associazione «Made in Corcolle», Italo Marziale, che raccoglie i commercianti della zona. «Il punto è che noi abbiamo molti problemi. Qui non ci sono servizi adeguati, scuole, non arriva neanche l'adsl, siamo esasperati. Quando sono avvenuti gli episodi di violenza abbiamo messo a disposizione i nostri sessanta punti di raccolta per le firme e basta», continua Marziale, mentre dal cellulare mostra la foto di una parente, una bambina piccola dalla pelle nera. «Le sembra che possa essere razzista io?». Ad arrivare ieri pomeriggio anche Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia, che ha incontrato un gruppo di cittadini. «La rabbia non è nei confronti degli immigrati ma delle istituzioni che non si occupano di chi rappresentano. Sono abbandonati da un'amministrazione comunale che invece pensa ad ospitare gli immigrati negli alberghi momentaneamente dismessi».
«Adesso basta con i rifugiati»
Le mille firme per allontanare gli immigrati dai centri di accoglienza che si trovano nel municipio capitolino arriveranno questa mattina all'ufficio del protocollo. È l'ultima tappa della marcia a...
