«Non c’è nessuna emergenza sicurezza. Ma ora basta con gli arrivi: rischiamo il sovraffollamento». Giuseppe Pecoraro, prefetto di Roma, è chiaro: finora la situazione è stata gestita con una discreta tranquillità, ma oltre questo limite la città non può più andare. A una settimana dall’assalto all’autista dell’autobus 042 da parte di un gruppo di rifugiati politici ospitati a Corcolle (estrema periferia est della città), la questione dei migranti richiedenti asilo è ancora prepotentemente d’attualità, così come la necessità di alleggerire il territorio del Municipio VI, che ospita poco meno della metà di tutti i rifugiati politici presenti nella Capitale. Ieri, in Prefettura, si è tenuto l’ennesimo tavolo tecnico sull’argomento e al momento è in atto una riorganizzazione interna che dovrebbe iniziare a concretizzarsi nelle prossime ore, con lo spostamento da sud-est a nord-ovest di alcuni centri di accoglienza. Prefetto, come procede la riorganizzazione? «Ci stiamo lavorando. Non posso anticipare nulla, ma stiamo apportando dei correttivi doverosi». Quante persone verranno spostate e verso quali quartieri? «La Prefettura gestisce appena quindici centri, quindi siamo sull’ordine di alcune decine di persone che verranno portate da Roma Est e Roma Sud verso Roma Nord. E questo avverrà entro il week-end, consideratelo già fatto. Per quanto riguarda i centri del progetto Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, ndr), su cui la competenza è esclusiva del Comune, il lavoro è più complesso ma riguarda esclusivamente l’amministrazione e l’assessore ai Servizi Sociali, Rita Cutini». Come prefetto, le ha dato delle indicazioni? «È una persona intelligente e si muoverà più o meno con lo stesso metodo». In un’intervista al Corriere della Sera, ha sostenuto che non esiste un’emergenza sicurezza. Eppure tanti romani sono preoccupati. «Se intendiamo per sicurezza il terrorismo o la criminalità, confermo e ribadisco: non esiste un problema sicurezza a Roma. Tuttavia, dobbiamo sperare che non vi siano altri arrivi, perché altrimenti avremo un sovraffollamento». Cosa intende dire? «Voglio dire che abbiamo raggiunto la soglia massima. Oltre questi numeri, servirebbe un altro bando e bisognerebbe trovare altri posti. Ma non abbiamo posti all’infinito su Roma e Provincia, né nel Lazio in generale. Dunque, mi auguro che ci venga dato un po’ di respiro, altrimenti la situazione inizierebbe a diventare piuttosto complicata». Ma questi flussi continui, garantiscono l’integrazione? Non si rischia un effetto contrario, che porta a fatti simili a quelli di Corcolle? «Nei centri della Prefettura, dobbiamo pensare solo alla prima accoglienza, che sia la più dignitosa possibile. I progetti di integrazione si fanno all’interno del progetto Sprar». E vi risulta che avvengano? «Lo chieda all’assessore Cutini».
Pecoraro: «Roma ha già dato. Ora basta immigrati»
Il prefetto: non c’è un’emergenza sicurezza, ma abbiamo raggiunto la soglia massima
