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Ecco la difesa di Giggino: «È tutta colpa di Genchi»

Nell’inchiesta «Why not» l’ex pm scarica il consulente LEGGI ANCHE De Magistris tira dritto LA LEGGE Condannati e sospesi, non c'è scampo

Che ci fosse qualcosa che non andava nell’inchiesta «Why not» dell’allora pm Luigi De Magistris e del suo consulente Gioacchino Genchi, emerge dagli stessi atti. Un’indagine basata su «legami clientelari ed affaristi, dal mondo della finanza a quello della politica, dall’informazione al clero, dalle consorterie religiose e massoniche ai magistrati, ad esponenti di rango delle forze dell’ordine, della Guardia di finanza, dei Servizi di sicurezza, dell’imprenditoria, del sindacato, ecc». E questa intestazione, contenuta in una consulenza di Genchi, basterebbe da sola a chiarire la sospetta incontrollata acquisizione di dati telefonici non solo di deputati e senatori - senza che fosse inviata alla Camera di appartenenza una richiesta di autorizzazione – ma anche di altri cittadini non coinvolti penalmente nell’inchiesta Why not. È l’intreccio di atti giudiziari a svelare il presunto «sistema Genchi», che nelle proprie consulenze depositate sulla scrivania dell’ex pubblico ministero, disegnava scenari di corruzione generale, poi però deflagrati. Ma quel «sistema», che ha consentito accumulare un archivio di dati senza precedenti, sarebbe stato basato su una tecnica che per il primo grado del Tribunale di Roma sarebbe illegale, al punto da aver condannato entrambi a un anno e tre mesi. Un caso è quello dell’ex ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu, i cui dati di traffico telefonico de sui familiari e dei suoi collaboratori finiscono in una relazione a De Magistris anche sotto il nome di «Ilaria Stefania». Il motivo? Non è chiaro. C’è da dire che Pisanu, nel corso del processo, ha negato che quelle utenze fossero da lui utilizzate. Per questo l’ex ministro non si è costituito parte civile nel procedimento. Sta di fatto che per il Reparto operativo speciale dei carabinieri «la richiesta di tabulati» è stata «dedicata e concentrata sull’ex ministro dell’Interno senatore Giuseppe Pisanu, sui suoi familiari (Antonio e Angelo, rispettivamente fratello e figlio) ed i suoi più stretti collaboratori (Silvia Piarri e Carlo Chiappinelli), che non risultano siano stati indagati nel procedimento Why not». Inoltre, aggiungono gli investigatori, «si rileva a conferma dell’estraneità del senatore Giuseppe Pisanu e dei suoi familiari alle indagini, che nessun cenno o notizia il Genchi forniva al pm nelle successive relazioni». Poi c’è il caso dell’ex presidente del Consiglio, Romano Prodi. Il suo numero viene trovato da Genchi nei palmari di Saladino. Così, il consulente invia al pm «la valutazione sull’utilizzazione dei dati di traffico ottenuti, subordinandola all’autorizzazione della Camera dei Deputati». Tuttavia, precisa il Ros, «agli atti del procedimento Why not della Procura di Catanzaro (…) non risultano avanzate richieste di autorizzazione al competente ramo del Parlamento». Davanti al Tribunale di Roma l’ex pm e attuale sindaco di Napoli ha tentato di difendersi, rimbalzando, implicitamente, tutta la responsabilità sul consulente. «Ribadisco di non aver mai disposto attività acquisitive, in danno di alcun parlamentare, con la consapevolezza che le utenze interessate fossero relative a terminali in uso a tali soggetti». Inoltre, ha aggiunto che «men che mai ho ordinato acquisizioni, con l’intenzione di arrecare alcun danno». Racconta che «i primi dati di parlamentari risalgono a luglio del 2007 (…) Immediatamente allertai il consulente, affinché predisponesse una relazione analitica, che mi consentisse di verificare la necessità ed opportunità di investire le Camere di appartenenza (…) Tengo a precisa che se io non avessi sollecitato il consulente a una relazione analitica, ed avessi, invece, immediatamente investito il Parlamento di richieste autorizzative, sulla mera di base di queste prime segnalazione del dottor Genchi, del luglio 2007 (…) avrei improvvidamente, quanto inutilmente, rischiato di aggredire, attraverso l’inevitabile risalto mediato che l’iniziativa avrebbe assunto, ad opera dei differenti detrattori dei parlamentari coinvolti». Poi l’affondo su Genchi: «Indipendentemente dalle astratte possibilità, riferite dal dottor Genchi, di accesso diretto al suo sistema di elaborazione, da parte dei singoli magistrati interessati, personalmente non ero al corrente di tale funzionalità, comunque non ne ho mai fatto uso». Infine, ha voluto che fosse messo a verbale che «giova sottolineare come al momento dell’adozione dei provvedimento acquisitivi, non avessi mai incontrato, conosciuto, né mi fossi mai scontrato o contrapposto con alcuni dei parlamentari interessati.

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