Politica

Fitto contro Fiori. Sfida per la nuova FI

L’eurodeputato: «Non si fa politica con i casting». Il coordinatore dei Club: «Sono io l’uomo giusto»

Chi lo dipingeva come un monolite schierato senza possibilità di scelta dietro le posizioni del leader già da tempo ha dovuto ricredersi. Forza Italia, negli ultimi mesi, è diventato un partito «vivo», a tratti finanche litigioso. E non poteva essere altrimenti dopo le ultime prove elettorali così poco confortanti. L’ulteriore salto di livello si è registrato ieri, quando dagli scontri a base di retroscena e interviste si è passati al confronto diretto. Sullo stesso palco Marcello Fiori e Raffaele Fitto. Nel cognome hanno entrambi l’acronimo del partito, quasi un segno del destino. Ma è l’unico tratto in comune. Sul resto, su come cioè rilanciare una creatura che paga l’inevitabile logoramento del tempo e l’inagibilità politica del suo leader, le ricette non potrebbero che essere più diverse. L’occasione per il confronto è stata la due giorni organizzata a Perugia da Antonio Tajani dal titolo «L’Europa e l’Italia che vogliamo». Ed è lo stesso padrone di casa, capace di reclutare buona parte dello stato maggiore del partito, a cercare di smussare gli angoli: «Dentro Forza Italia il clima è tutt’altro che da guerra fredda e, anzi, è un clima di pace». «Non credo - aggiunge - che la priorità dei cittadini sia l’organigramma di qualsivoglia partito. Lo sono le idee, le proposte». Peccato che di organigramma si finisca inevitabilmente a parlare. E a levarsi qualche sassolino dalle scarpe è Fitto, che non ha gradito le ultime indiscrezioni su un Berlusconi pronto a «testare» cento giovani da lanciare nel partito. «La classe dirigente di un partito - attacca - non la si seleziona a un casting del Grande Fratello ma in un modo concreto e serio». Nessuna chiusura al rinnovamento, semplicemente un modo diverso di intendere la meritocrazia: «Per me i valori di riferimento sono la capacità o l’incapacità di un dirigente, il consenso o la mancanza di consenso, e penso che su questo si possa articolare la capacità di costruire una classe dirigente». All’europarlamentare pugliese di certo non è mai mancata la schiettezza. E poco importa se a pochi passi da lui ci siano i vari Fiori e Giovanni Toti, quelli che nelle intenzioni di Berlusconi sono i depositari delle chiavi della «nuova» Forza Italia. E che ribattono prontamente: «Non c’è nessuna "operazione Fiori" - dice il coordinatore dei club Forza Silvio - c’è un’operazione per far tornare Forza Italia a vincere le elezioni. Se Fiori è lo strumento ben venga». La ricetta è basata sul ritorno al territorio attraverso i club: «Sono la porta principale di ingresso per chiunque voglia riavvicinarsi alla politica e che non fa il politico di professione, quindi professionisti, volontariato, gente che era impegnata nella società e che crede che la politica sia ancora il luogo migliore dove risolvere i problemi». E a chi gli chiede se si ritenga la persona giusta per il ruolo, Fiori risponde: «Assolutamente sì». Poi è la volta di Giovanni Toti: «Leggo parlare di casting, ma non è un metodo di selezione che mi sentirei di consigliare - spiega il consigliere politico di Berlusconi - anche perchè coi criteri del casting io non sarei qui...». Alessandro Cattaneo, chiamato dall’ex premier a valutare i curricula degli under 30 da inserire nel partito, si sente chiamato in causa e mette i puntini sulle «i»: «Non sto facendo nessun casting», precisa all’AdnKronos, «e nessuno vuole pregiudizialmente rottamare la vecchia guardia. Il tema è un altro: recuperare una squadra che utilizzi l’esperienza dei seniores e l’apporto di energie nuove». Di giusto mix parla anche Annagrazia Calabria, responsabile del settore juniores del partito: «Bisogna creare il giusto equilibrio tra chi in 20 anni ha costruito il partito e chi, tra le giovani leve, in questi 20 anni ha saputo mettersi al servizio del nostro progetto politico» spiega la deputata azzurra. Che sente però anche il bisogno di difendere chi da tempo è impegnato nell’organizzazione giovanile e rischia di vedersi «scavalcato» dai famigerati «volti nuovi»: «Non si rilancia un partito con 100 giovani presi a caso - avverte - ma vanno valutati e scelti in base all’esperienza sul campo e alla militanza territoriale». Tocca a Toti cercare la mediazione: «Quando leggo sui giornali che i dirigenti di Forza Italia sono preoccupati delle persone nuove che dovrebbero entrare nel partito io dico che sono molto preoccupato se non ne entrano di persone nuove, elettori e militanti. Chi conosce Berlusconi sa che la rottamazione di qualsiasi cosa e di qualsiasi persona è lontanissima dal suo modo di pensare». Meglio così, penseranno nella «vecchia guardia». Perché il flirt con il «rottamatore» Renzi qualche preoccupazione la autorizzava...

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