Crisi infinita. Non ne vedremo la fine neanche l’anno prossimo. Nel 2015, infatti, l’Italia sarà senza ripresa. È quanto prevede il ministero dell’Economia i cui tecnici proprio in questi giorni stanno preparando le bozze della legge di Stabilità. Si comincia dalle previsioni macroeconomiche. Da due numeri in particolare. Il primo è la previsione di crescita, il nostro Pil dovrebbe avere il segno "più" ma di appena qualche decimale. Di certo è un rallentamento della caduta. Il Mef prevede infatti di chiudere l’anno in corso tra -0,2 e -0,3%, ben lontani dunque dal +0,8% immaginato solo ad aprile scorso. Ma ciò che appare ancora più inquitante è che il Tesoro, nonostante la frenata nella discesa, prevede ancora un dato negativo davanti. L’altro dato importante è che per il 2015 il governo prevede un rapporto deficit/pil al 2,6% mentre per l’anno in corso dovrebbe attestarsi tra il 2,6 e il 2,8%. Con questo quadro macroeconomico la Manovra potrebbe essere un po’ più leggera di quello che stato fin qui annunciato. Il premier Renzi aveva detto infatti che sarebbe stata da 20 miliardi circa, invece potrebbe essere da 16 circa. Una buona notizia che non deve illudere troppo. Perché ora cui si addentra nella parte "dolorosa": i tagli. La parte più cospicua dovrebbe essere a carico di Regioni e enti locali (Comuni e Province, visto che restano ancora intatte). E dovrebbero essere suddivisi in due terzi per le Regioni e un terzo per Enti locali. E veniamo alle cifre. L’indicazione data dal premier è quella di sforbiciare i fondi per le prime per circa 4 miliardi di euro e i secondi per circa 2. Bisogna ricordare che già il decreto sugli 80 euro era intervenuto con tagli da 700 milioni sia su Regioni che su Comuni, tagli che salivano a circa un miliardo per le une e per gli altri a partire dal 2015 e per tre anni. Una condizione che spaventò governatori e sindaci e con qualche probabilità ha influito quando si è trattato di stabilire le aliquote Tasi e Imu. Ma le sforbiciate non finiscono qui. Altri due miliardi potrebbero essere sottratti proprio al bilancio dell’Economia, altri tre a quelli della Salute, mezzo milione alle Infrastrutture. Un altro miliardo è pronto per essere tolto al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Ma qui si apre un altro capitolo visto che il bilancio del Miur è quasi per il 90% composto da retribuzioni. Inoltre proprio per il 2015 è prevista l’attuazione del progetto "La buona scuola" che il governo ha già presentato e con il quale tra l’altro si dovrebbe procedere all’assunzione di circa 150mila precari. Infine, nel corso di una riunione tecnica che si è svolta ieri al dicastero di via XX settembre è stata affrontata anche la questione del pareggio di bilancio. Il governo sta cercando di ottenere dalla commissione europea l’ok per far slittare di un anno il pareggio di bilancio, inizialmente previsto per il 2016 e che invece andrebbe all’anno successivo. Non è una partita semplice. Il ministro dell’Economia ha incontrato a Bruxelles il presidente della nuova Commissione europea Jean-Claude Juncker, il vicepresidente designato su euro e dialogo sociale Valdis Dombrovskis, il commissario designato agli Affari economici, Pierre Moscovici. Il punto è che il nuovo organismo entrerà in funzione soltanto a partire dal prossimo novembre, quindi non può formalmente prendere decisioni se non espressamente autorizzato dai governi nazionali. Almeno quelli principali (leggasi: Germania). Alla prova, dunque, sono le trattative di quest’estate. Renzi è riuscito a strappare la Mogherini "ministro degli Esteri della Ue" e, facendo asse con Hollande, il francese Moscovici è andato agli Affari Economici. Ma la Merkel ha preteso e ottenuto che fosse commissariato da due vicepresidenti, il finlandese Katainen e il lettone Dombrovskis, appunto: uno più falco dell’altro. Deciso lo scacchiere è giunta l’ora di svelare gli accordi. In particolare il punto di equilibrio raggiunto quando si è parlato con concedere "maggiore flessibilità".
Niente ripresa, tagli a Regioni e Comuni
Prime riunioni sulla Stabilità. Pil 2014 a -0,3%. Nel 2015 vicino allo zero. Sforbiciate anche per Salute, Istruzione, Infrastrutture e Tesoro
