La condanna a un anno e tre mesi per aver intercettato le utenze di alcuni deputati senza le necessarie autorizzazioni del Parlamento ha messo all’angolo l’ex pm e attuale sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. Ieri «Gigino o’ flop», così soprannominato per i molti buchi nell’acqua delle sue inchieste, ha commentato la sentenza con un tweet: «Ci sono pezzi di Stato collusi che vanno abbattuti e servitori dello Stato di cui esser fieri» ha scritto, per poi aggiungere: «Non mollo, resisto e lotto per la giustizia». Quella stessa giustizia che ora potrebbe costargli molto caro. La condanna per abuso d’ufficio, infatti, fa scattare la «tagliola» della legge Severino, che prevede la sospensione di un anno e mezzo dalla carica. L’articolo 10 di quella norma, infatti, fra le figure per cui è prevista «l’incandidabilità alle cariche elettive negli enti locali», cita anche i sindaci e i reati a cui si applica, fra cui l’abuso d’ufficio. All’articolo 11, invece, che indica la «sospensione e decadenza degli amministratori locali», stabilisce che sono sospesi di diritto dalle cariche indicate nell’articolo precedente coloro che «hanno riportato una condanna non definitiva per uno dei delitti indicati all’articolo 10». È vero che le interpretazioni sono diverse in merito a un altro punto, quello relativo a una sentenza con «pena sospesa», come nel caso di de Magistris. Ci si chiede, infatti, se ad essere sospesa è solo la pena e non la condanna, e in questo caso de Magistris decadrebbe, oppure se la sospensione della pena «blocca» anche la condanna. In ogni caso, la legge Severino prevede che sia il prefetto ad «accertare la sussistenza di una causa di sospensione». I precedenti, però, vanno contro de Magistris. Quasi sempre, infatti, quando un sindaco (o un assessore o un presidente di Provincia) è stato condannato, pur se con «pena sospesa», è scattata la legge Severino. È accaduto così ad Armando Cusani, ex presidente della Provincia di Latina. Condannato in primo grado nell’ottobre del 2013, con pena sospesa, il prefetto lo sospende per 18 mesi, affermando che è stata accertata «la sussistenza di una causa di sospensione di diritto dalla carica di presidente della Provincia» e spiegando ancora che «il provvedimento si è reso necessario a seguito della sentenza di condanna per abuso di ufficio». Stesso destino per Lello di Bari, sindaco di Fasano. Condannato in primo grado a otto mesi per abuso d’ufficio, con pena sospesa, gli viene notificata la sospensione dalla carica, a causa della quale di Bari non potrà votare né essere candidato alle imminenti elezioni provinciali. Infine il caso di Marco Zambuto, sindaco di Agrigento. Condannato, con pena sospesa, a due mesi e venti giorni per abuso d’ufficio, si dimette prima della sospensione che in sostanza era stata preannunciata dal prefetto con queste parole: «Normativamente c’è l’articolo 11 della legge Severino e dunque dovrebbe scattare la sospensione per il sindaco di Agrigento». De Magistris pare non avere scampo.
Ecco perché De Magistris si deve dimettere
Dopo la condanna a un anno e tre mesi la legge Severino impone l’addio alla poltrona di sindaco
