Condannato. L’ex pm Luigi De Magistris stavolta ha dovuto ascoltare una sentenza da imputato: un anno e tre mesi di carcere. L’attuale sindaco di Napoli è stato condannato nel processo sulle intercettazioni illecite dei parlamentari. Con lui, anche l’esperto informatico Gioacchino Genchi. Non solo. Il tribunale di Roma ha disposto anche l’interdizione dai pubblici uffici di un anno, anche se si dovrà attendere l’eventuale sentenza di conferma della pena del terzo grado di giudizio. Ma ugualmente sul capo dell’ex pm pende una mannaia. Perché i giudici lo ha ritenuto colpevole di aver compiuto, nell’inchiesta Why Not, «intercettazioni illegali» verso otto parlamentari, tra i quali l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi, senza aver chiesto la preventiva autorizzazione alla Camera di appartenenza. Si chiude così il dibattimento di primo grado, con una richiesta di assoluzione della procura di Roma – che pure ha stigmatizzato il ruolo di De Magistris, passato da «pm e mero passacarte» - cassata dalle toghe che, invece, hanno ritenuto colpevole l’ex pm, condannandolo e disponendo la pena sospesa. Resta, però, l’interdizione, che più pesa sull’attuale primo cittadino di Napoli, in quanto pone un accento sull’opportunità di mantenere il ruolo politico. De Magistris è finito alla sbarra degli imputati col suo ex consulente Gioacchino Genchi. Nei loro confronti è ipotizzato il reato di concorso in abuso d’ufficio, per aver disposto intercettazioni e rielaborazioni dei dati telefonici degli allora senatori e deputati Prodi, Giuseppe Pisanu, Francesco Rutelli, Domenico Minniti, Clemente Mastella, Sandro Gozi, Antonio Gentile e Giancarlo Pittelli. I parlamentari, fatto salvo Pisanu (Minniti si è costituito solo contro Genchi), hanno ottenuto un’immediata provvisionale di 20mila euro ciascuno, mentre il risarcimento del danno sarà quantificato in sede di processo civile. Secondo l’accusa De Magistris e Genchi avrebbero commesso l’abuso d’ufficio «perché, agendo in concorso tra loro, (...) il De Magistris quale sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro e quindi pubblico ufficiale, nell’ambito delle indagini relative al procedimento Why Not (del 2006 ndr ), il Genchi quale consulente tecnico del De Magistris in seguito a conferimento dell’incarico di acquisire ed elaborare dati di traffico telefonico» compivano «la violazione delle disposizioni di legge che prevedono la preventiva richiesta di autorizzazione alla Camera di appartenenza per l’acquisizione di tabulati di comunicazioni di membri del Parlamento». Inoltre, «acquisivano, elaboravano e trattavano illecitamente i tabulati telefonici», «intenzionalmente arrecando un danno ingiusto consistente nella conoscibilità di dati esterni di traffico relativi alle comunicazioni, in assenza di vaglio ed autorizzazione preventiva delle camere di appartenenza, e perciò in violazione delle garanzie riservate ai membri del Parlamento», secondo la Costituzione. L’accusa in dibattimento è stata curata dal pm Roberto Felici, che ha passato al setaccio e analizzato con dovizia di particolari i singoli ruoli. Così, è emerso come De Magistris sia passato da titolare di una delle inchieste più delicate della storia calabrese recente, a semplice esecutore delle richieste del suo consulente. Secondo Felici, Genchi «da semplice consulente ha avuto carta bianca per fare indagini che hanno comportato una violazione e un’indebita intrusione nella vita privata di alcune persone». Nella sostanza quindi non era il pm a condurre le indagini ma il super perito che, partendo dalle centinaia di nomi contenuti in un’agenda sequestrata all’indagato di Why Not, Antonio Saladino, avrebbe messo sotto controllo le utenze telefoniche di numerosi parlamentari. Un aspetto che ridimensiona la figura di De Magistris, tratteggiato da Felici come «semplice esecutore delle richieste di Genchi». «La sentenza rende piena giustizia agli uomini politici, tra i quali Rutelli e Mastella», hanno affermato i legali Titta e Nicola Madia, oltre a Cristina Calamari. Anche il commendo del senatore Gentile non è tardato: «È sconcertante apprendere che persone con responsabilità istituzionali così delicate abbiano compiuto attività così illegali ai danni di parlamentari». E De Magistris? «La mia vita è sconvolta e sento di aver subito la peggiore delle ingiustizie – ha commentato – ma non cederò alla tentazione di perdere completamente la fiducia nello Stato. Rifarei tutto, ho giurato sulla Costituzione ed ho sempre pensato che un magistrato abbia il dovere di indagare ad ogni livello, anche quello che riguarda la politica».
De Magistris condannato. Spiò illegalmente i parlamentari
L’ex pm Luigi De Magistris stavolta ha dovuto ascoltare una sentenza da imputato: un anno e tre mesi di carcere L'INTERVENTO «Tutti quei numeri archiviati» di Francesco Rutelli
