Politica

I morosi di Forza Italia «Io? Non parlo di questo»

Il Tempo a caccia dei parlamentari che non pagano il partito. Omertà totale. Ma c’è chi accusa: «Troppi furbi, mi rode»

Ce la siamo immaginata tutta la scena di Silvio Berlusconi che apprende la notizia dai suoi più stretti collaboratori: «Presidente, Forza Italia ha 87 milioni di euro di debiti e ce ne servono subito 7 per far fronte alle spese correnti». Lo vediamo, l'ex Cavaliere, reagire come il Marchese del Grillo (quello finto), che gridava al suo amministratore: «Sei ladro te, tu’ padre e tu’ nonno, e io ve licenzio a tutti e tre». Un'ira riversata, in realtà, non sugli incolpevoli tesorieri ma sui suoi deputati e senatori, molti dei quali lui stesso poco più di un anno prima aveva contribuito a rendere «ricchi e famosi» con un posto in Parlamento. Già, perché in tempi di abolizione progressiva dei finanziamenti pubblici ai partiti e di liste bloccate alle elezioni, chi vuole sedere su uno dei 945 scranni del potere deve pagare. All'inizio, durante e alla fine. Circa 25mila euro per «certificare» la candidatura, poi 800 euro al mese sottratti alla pur lauta busta paga. Ebbene, secondo l'ex premier, ci sarebbe «più di qualcuno» che non paga. Chi? Siamo andati a chiederlo agli stessi deputati di Forza Italia, suscitando non poco imbarazzo. Fra silenzi, giri di parole e rifiuti eleganti. «Eh no, e dai, ma che lo chiedi a me. Dai, siamo colleghi», risponde con un sorriso Augusto Minzolini alla nostra telefonata. «Perché direttore, non è una domanda pertinente?», gli chiediamo. «Ma no - risponde - è che... dai, su, non mi far parlare di queste cose. Dai dai, ci sentiamo quando vuoi». Un'altra che non ne ha proprio voluto sapere è Renata Polverini, l'ex presidente del Lazio. «No, no, io di queste cose non parlo». «Ma onorevole, è solo una battuta». «No no, io non ho i titoli per parlare di queste cose, io parlo di politica». Le chiediamo: «È la politica interna del suo partito». «No, no, mi dispiace - prosegue - Io non ne so nulla. Buongiorno». Insomma, la ricerca non comincia proprio bene. Per fortuna c'è chi si approccia in maniera più costruttiva. Elena Centemero, per esempio, giovane deputata del collegio di Arcore, che pare essere molto presa dall'argomento: «Tutti noi paghiamo 800 euro al mese, e se c'è qualcuno che non lo fa, dovrebbero essere presi dei provvedimenti». Poi prosegue: "«utte le spese devono essere rendicontate. Allora, dove sta il buco? Possiamo anche trovare un sistema diverso: non versare direttamente nelle casse del partito, ma investirli in qualche modo sul territorio. Tutti, però, devono fare la loro parte e il partito deve rendere noti i nomi dei deputati e consiglieri regionali che non contribuiscono». Ma, insomma, si sa chi sono questi che non pagano? «Eh, vorrei conoscerli anch'io!». La caccia continua. Decidiamo di provare a contattare i nomi meno noti, quelli che potrebbero essersi «imboscati» nel silenzio dell'anonimato. Ma non è semplice. I telefonini sono spenti, i numeri fissi squillano a vuoto. «Proviamo a vedere, non so cosa potrebbe risponderle - afferma la segretaria di Giovanna Petrenga - Mi mandi una email con le domande, le farò sapere a stretto giro». Stiamo ancora aspettando. Ma c'è chi non si sottrae. «È giusto che tutti facciano la loro parte - afferma l'eurodeputato Antonio Tajani - Tutti noi versiamo dei soldi al partito, ed è giusto così. Chi tiene i conti dovrà prendere provvedimenti perché ci aspettano mesi duri a causa dell'abolizione del finanziamento pubblico». Un concetto, questo, ripreso in tutt'altra maniera, ben più diretta e sanguigna dal deputato laziale Francesco Aracri: «Io mi faccio il mazzo tutto il giorno, attacco alle 6 di mattina e finisco a mezzanotte, pago la benzina, la ztl, i pranzi, le cene e lo faccio con piacere. E poi verso i soldi nel partito, come tutti. Quindi - dice scherzando - nun me chiede a me si pago o no, sennò te meno». Poi si rifà serio: «Mi hanno insegnato che la politica è passione e territorio, a tutti i livelli. Poi se ci sono, e ci sono, i furboni che si fanno candidare e poi neanche contribuiscono, sinceramente mi rode. Ma che devo fa’? Non è che li posso cacciare io». La riflessione importante arriva alla fine: «Ora, però, fateveli voi due conti: siamo poco più di 100 e versiamo ogni mese 800 euro. Mettiamoci pure eurodeputati e consiglieri regionali: come ci arriviamo a coprire gli 87 milioni di euro di buffi?».

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