Politica

Arriva la Tasi, si paga più che con Monti

La Cgia ha calcolato che è più cara in un comune capoluogo su due. Rapporto Acli: in gran parte delle città l’aliquota è quasi raddoppiata

Renzi strappa a Monti il primato per le maggiori imposte sulla casa. Conti alla mano la Tasi del premier pesa di più dell'Imu del Prof. Come si è arrivati all'aumento generalizzato lo spiega il presidente della commissione Finanze della Camera, Daniele Capezzone che si è fatto promotore durante lìiter legislativo, di una serie di emendamenti, tutti bocciati, per togliere l'imposta sulla prima casa e poi per obbligare i Comuni a applicare le detrazioni a fronte della maggiorazione dell'aliquota, stabilita da Renzi di un ulteriore 0,8 per mille. Il rischio, secondo Capezzone, è che «si superi il livello del 2012, quando il gettito sull'abitazione principale si attestò sui 4 miliardi». L'aumento dell'imposta è data anche dal fatto che i Comuni non sono obbligati, a fronte dell'aumento dell'aliquota dello 0,8 per mille, ad applicare le detrazioni. «C'è solo un invito a farlo» spiega Capezzone. Il che vuol dire che «di quello 0,8 per mille possono destinare a detrazioni solo uno 0,2 o 0,3 per mille, o nulla e giocarsi tutto in spesa corrente a scapito dei cittadini». L'Imu invece aveva detrazioni in automatico sulla prima casa. La Cgia ha passato al setaccio le delibere comunali ed è emerso che in un capoluogo su due, la Tasi è più cara dell'Imu per le famiglie con un figlio convivente. Per i nuclei senza figli, invece, la situazione migliora: in due Comuni capoluogo su tre il nuovo tributo sarà più leggero della vecchia Imu. I proprietari più penalizzati saranno quelli di Vercelli: rispetto al 2012 subiranno un aggravio di 198 euro. Rincari altrettanto pesanti a Isernia (+177 euro), a Mantova (+170 euro), a Prato (+167 euro) e Bari (+ 162 euro). I Comuni dove con la Tasi si registreranno i maggiori risparmi sono Roma (-269 euro), Brindisi (- 310 euro), Torino (-312 euro) e Siena (- 349 euro). Secondo i dati elaborati dalle Acli, l'87,89% dei Comuni ha scelto di inasprire l'aliquota che risulta quasi doppia: l'1,949 per mille rispetto a quella standard (1 per mille) che verrà invece applicata obbligatoriamente nei comuni che non hanno adottato alcuna delibera entro lo scorso 10 settembre. Addirittura 765 comuni, l'11,75% di quelli che hanno scelto di applicare la Tasi, ha scelto un'aliquota superiore al 2,5 per mille. Con la Tasi solo poco più di un decimo dei comuni (869, il 13,35%) prevede delle detrazioni extra per i figli e spesso queste detrazioni scattano solo dopo il terzo o quarto figlio. Il presidente nazionale delle Acli, Gianni Bottalico, mette in evidenza che «i Comuni, su cui lo stato ha scaricato gran parte degli oneri delle politiche di austerità, con i tagli ai trasferimenti statali, si sono rivalsi sui cittadini».

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