Politica

Renzi-Berlusconi, tagliando al Patto

Due ore di faccia a faccia tra i due leader. Spinta sulle riforme istituzionali Si comincia dall’Italicum. Ma il Cavaliere spera si affronti la Giustizia

Ufficialmente si è parlato soltanto di legge elettorale e riforme. Ma è ben difficile che nelle due ore di faccia a faccia tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi non si sia parlato di economia e di governo. I due leader si vedono un po’ a sorpresa a palazzo Chigi accompagnati da Lorenzo Guerini da un lato e Gianni Letta e Denis Verdini dall’altro. Un incontro che arriva nel pieno dell’ennesima fumata nera in Parlamento su Consulta e Csm con tanto di sfuriata da parte di Napolitano. Non è un caso che fonti di Forza Italia, subito dopo l’incontro, fanno subito filtrare una voce secondo cui sarebbe stato deciso il ritiro nella corsa per la Consulta della coppia Donato Bruno-Luciano Violante. A stretto giro arriva la smentita del Pd, attraverso appunto il vicesegretario presente al faccia a faccia: a Palazzo Chigi «non si è parlato di Consulta e di Csm, se non per condividere l’appello del Capo dello Stato. I gruppi si sono già pronunciati e andiamo avanti con quei nomi». Per il Pd, dunque, il patto con Forza Italia per portare alla Corte Costituzionale Luciano Violante e Donato Bruno tiene. Guerini ha aggiunto che «è stato un incontro positivo, in cui abbiamo fatto il punto sulla legge elettorale e le riforme costituzionali. Abbiamo convenuto sulla necessità di accelerare sulla riforma della legge elettorale e abbiamo confermato il percorso sulle riforme». E precisa: «Non si è assolutamente parlato di elezioni anticipate. L’orizzonte è quello della legislatura». Dunque è assai probabile che si sia parlato del governo, della situazione economica e delle prossime riforme a cui l’esecutivo sarà chiamato a cominciare da quella sul mercato del lavoro. Forza Italia resta all’opposizione, dunque. Anche perché Renzi non sarebbe nelle condizioni di fare un accordo più profondo con un coinvolgimento diretto dei berlusconiani: il suo partito non lo seguirebbe. L’asse tra i due resta sul filo delle riforme. A cominciare dall’Italicum. Berlusconi ha chiesto assicurazioni che dopo il sì ai testi condivisi non si vada direttamente alle urne. Il premier dal canto suo ha fatto sapere che per lui l’orizzonte resta quello del 2018 e che sulle riforme non ci saranno stop o rallentamenti non sono previste, da par suo, iniziative eccezionali. Ma Renzi ribadisce che il governo, e lui in particolare, non alcuna intenzione di farsi trascinare nella palude. Non si farà ricattare visto che lo stallo nel voto sulla Consulta sono emersi vari messaggi trasversali. Per esempio nello scrutinio di martedì sono venuti fuori una trentina di volte Violante è stato votato per il Csm invece che per la Corte Costituzionale: qualche errore di scheda è possibile ma quando si tratta di qualche decina di preferenza vuol dire che con molte probabilità si sta muovendo qualche gruppo organizzato. Ma a Berlusconi non è sfuggita la sortita garantista di Renzi in Aula contro gli avvisi di garanzia. Il leader di Forza Italia sa bene che se avesse usato lui quelle parole sarebbe venuto giù il Parlamento. Ma forse per questo Matteo può riuscire laddove lui ha fallito.

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