Politica

«Il piano Gubitosi per la Rai è un suicidio industriale»

Lettera denuncia alla Commissione di Vigilanza dei giornalisti del Tg1

«Il piano proposto dal direttore generale è un suicidio industriale assistito». Inizia così la lettera aperta alla commissione di Vigilanza Rai, approvata all’unanimità dall'assemblea dei giornalisti del Tg1, che invita la Commissione stessa a un «Open Day» a Saxa Rubra, «per verificare sul campo il modello informativo, per confrontarsi con i giornalisti del servizio pubblico, per raccogliere idee sulla riforma di sistema della Rai insieme ai Cdr e all'Usigrai». E invita anche «il direttore generale che ha parlato di dipendenti tutti legati alla politica a fare i nomi, dicendo chi ha sponsorizzato chi, a partire dalle nomine da lui proposte. A dire chi lo ha indicato alla guida della Rai e perché. E soprattutto a scusarsi, perché per lo stesso principio da lui enunciato, non avrebbe dovuto accettare l'incarico». Poi i giornalisti del Tg1 entrano nel merito: «Senza la prioritaria riforma della governance della Rai - sottolineano nella missiva indirizzata alla Vigilanza - si mortifica il pluralismo, tendendo verso un'offerta informativa unica (qualcosa che ricorda il "pensiero unico"), tra l’altro perdente in termini di marketing. Una minore competitività potrebbe avere pesanti ricadute sulla raccolta pubblicitaria e conseguentemente sull’occupazione. A chi giova tutto questo? La sfida è la riforma, ma prima la governance». «L’assemblea del Tg1 «è pronta ad affrontare un percorso di rinnovamento e di riforma dell'intera offerta informativa del gruppo Rai. Cambiare - osservano i giornalisti - è diventato indifferibile e siamo ben consci che in questo momento storico partire per ultimi rappresenta un handicap. Ma anche una grande opportunità: e non va sprecata. L’assemblea del Tg1 ritiene che il piano di riforma presentato dal direttore generale Gubitosi sia completamente fuori dal target a cui un gruppo come la Rai deve puntare«. La sfida della Rai «si chiama innovazione. Nel pieno di una rivoluzione multimediale, che modifica le modalità dell’informazione dei servizi pubblici europei, anche la Rai ha l’obbligo di riformarsi. Oggi l'offerta del servizio pubblico italiano figura tra quelli forti a livello europeo. Con lo share del 40 per cento, ha il primato del consenso tra i telespettatori». Il piano proposto dal direttore generale è quindi vecchio, inadeguato alla sfida multimediale, drammaticamente privo di una «visione da servizio pubblico che svolge la Rai, senza alcuna considerazione del prodotto editoriale che si vuole proporre, e tanto meno alla qualità».

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