Politica

Chi ha paura della verità

di Fabrizio Cicchitto, membro della commissione Mitrokhin

Dopo le clamorose rivelazioni de Il Tempo sulle parti sbianchettate del rapporto del Kgb con le spie italiane, una seria riflessione. Il rapporto Mitrokin ha avuto in Italia una vita assai travagliata. Se non fosse stato reso pubblico dall’Inghilterra e poi stampato come libro nel nostro paese esso sarebbe stato requisito dal Sismi e occultato. Comunque ci fu un rapporto diretto fra il nostro servizio estero e la presidenza del consiglio che tagliò fuori il ministro della Difesa dell’epoca. Poi quando il rapporto fu reso pubblico e fu istituita la commissione Mitrokhin il Pds si scatenò contro, a testimonianza della profondità dei rapporti di larga parte del Pds di derivazione Pci con il Pcus e il Kgb. In effetti quello che faceva «impazzire» i paleo e i postcomunisti era da un lato l’enormità dei finanziamenti del Pcus-Kgb al Pci, che proseguirono anche in epoca berlingueriana, forse per rendere più «pulite» le mani dei dirigenti comunisti e consentire loro di aprire gratuitamente una «questione morale» nei confronti degli altri partiti (il presupposto di mani pulite). Sempre in quell’epoca ci fu una triangolazione fra il Pci, il Kgb e i servizi bulgari per realizzare un sistema di ricetrasmittenti clandestine in Italia con la supervisione di Cossutta prima e di Pecchioli dopo. Inoltre fu certamente straordinario il fatto che proprio a casa della figlia di Giorgio Conforto avvenne l’arresto di Valerio Morucci e della Faranda. Dalla parte del rapporto Mitrockin destinato all’Italia emerge anche il fatto che il Kgb in Italia ha svolto un ruolo notevole: esso non fu una mera centrale spionistica, ma svolse azioni politiche di grande rilievo sia nelle vicende interne al Pci sia in quelle del Psi, compreso il finanziamento della scissione del Psiup, fino alle rivelazioni del piano Solo che servirono a destabilizzare l’Arma dei carabinieri. Sarà per tutto ciò e per molto altro, - in primis le rivelazioni sulla struttura paramilitare del Pci dagli anni Quaranta agli anni Sessanta -, che i lavori della Commissione Mitrokhin ancora non sono stati pubblicati, diversamente da tutti gli altri atti dei lavori di Commissioni parlamentari compresi la Commissione stragi e quella su Ilaria Alpi. Ho avuto modo di sollevare il problema e di chiamare in causa direttamente il presidente del Senato, senatore Grasso, che si è trincerato dietro il fatto che fra gli atti della Commissione esistono atti giudiziari di stati esteri (in primo luogo la Francia rispetto a Carlos) che non ci permettono di renderli pubblici. Bene, nulla impedisce alla presidenza del Senato di mantenere riservati fino all’anno richiesto gli atti di un singolo processo e di rendere invece pubblico tutto il resto. La pubblicazione degli atti alla Commissione Mitrokhin è richiesta anche da molti storici, ma tuttora il presidente Grasso non ha fatto rispetto alla Mitrokhin quello che la presidente Boldrini ha fatto rispetto a tutti i materiali di altre commissioni di pertinenza della Camera. Perché il suo giornale, caro dottor Chiocci, non diventa protagonista di una campagna per la pubblicazione degli atti della Mitrokhin tuttora secretati?

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