Politica

Ora Alfano e Berlusconi si litigano anche i poliziotti

La «zampata» del Cavaliere si fa sempre sentire: Silvio Berlusconi ha annunciato un intervento nella polemica sugli stipendi bloccati del comparto Sicurezza-Difesa e, come un pianeta all’interno di un sistema solare, il suo «peso specifico» ha cambiato in un attimo tutti gli equilibri. E sembra che i due vecchi amici, Berlusconi e Alfano, si stiano «litigando» le forze dell’ordine. La vicenda è iniziata lo scorso mercoledì, quando una nutrita delegazione di Forza Italia ha incontrato, in Senato, una altrettanto nutrita delegazione delle rappresentanze sindacali dei comparti Sicurezza e Difesa: una delegazione dei Cocer delle Forze Armate (Aeronautica, Esercito, Marina, Carabinieri, Guardia di Finanza) e dei sindacati della Polizia di Stato, Polizia penitenziaria, Corpo forestale dello Stato, Vigili del Fuoco e Guardia costiera. Dall’altra parte del tavolo c’erano: il presidente del gruppo Fi al Senato Paolo Romani, il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, il presidente della commissione Difesa alla Camera Elio Vito e i senatori Bruno Alicata e Francesco Aracri. I rappresentanti hanno illustrato il disagio del personale, costretto ad annunciare iniziative di lotta a tutela dei propri diritti economici. I parlamentari di Forza Italia hanno assicurato il sostegno del partito. Al termine dell’incontro i delegati hanno chiesto un incontro con il presidente Berlusconi. E il Cav ha detto sì, facendo felici le forze dell’ordine e gettando nel panico il governo. L’annuncio è stato dato, con dovizia di particolari, da Maurizio Gasparri: «Silvio Berlusconi è stato il capo della maggioranza di governo che, con l’articolo 19 della legge 183 del 2010, ha sancito la specificità del comparto Sicurezza-Difesa e, pur con i problemi che hanno da tempo condizionato i bilanci pubblici, ha sempre accolto proposte per stanziamenti per il personale. I governi di centrodestra hanno sempre escluso il mondo della sicurezza dal blocco del turn over». E poi l’annuncio: «Mercoledì Berlusconi incontrerà Cocer e sindacati di Forze Armate e di polizia, che hanno chiesto un confronto per avere sostegno nella richiesta per lo sblocco delle retribuzioni. Con i capigruppo e Vito - ha aggiunto - mercoledì confermeremo le iniziative parlamentari. E rinnoviamo la richiesta al governo di incontrare subito i rappresentanti del comparto Sicurezza-Difesa. L’ascolto e il confronto sono un dovere dell’esecutivo. E non bisogna fare confusione tra gli stanziamenti immediati ed altri interventi da approfondire nel futuro. La sicurezza dei cittadini impone attenzione ora», ha concluso Gasparri, dando appuntamento al 17, appunto, mercoledì prossimo. Improvvisamente il «gelo governativo» nei confronti dei rappresentanti sindacali del settore si è disciolto. Vi ricordate il premier che definiva «indecoroso» e «illegale» lo sciopero minacciato dai sindacati e aggiungeva: «Si rimangino quello che hanno detto, e poi discutiamo»? Tutto superato. L’altro giorno lo ha annunciato il ministro dell’Interno Angelino Alfano: «Noi stiamo dalla parte delle donne e degli uomini in divisa: il problema dello sblocco dei tetti stipendiali delle Forze dell’Ordine sarà risolto. Non solo. Nella mattinata di ieri è «filtrata» una notizia, quella di una lunga telefonata tra il ministro dell’Interno, Alfano, e quella della Difesa, Roberta Pinotti. Al centro della conversazione secondo le indiscrezioni che certe volte non mancano mai, la messa a punto della soluzione che riguarda lo sblocco dei tetti salariali delle forze dell’ordine. I due ministri, senza che nessuno si rimangiasse niente, hanno convenuto sulla necessità di procedere in tempi brevissimi, e con lo strumento normativo più adeguato, per andare incontro alle richieste delle donne e degli uomini in divisa, confidando che da qui in avanti il percorso sia accompagnato da toni costruttivi da parte delle loro rappresentanze. I due ministri, secondo i bene informati, stanno definendo la proposta, sotto il profilo tecnico, per presentarla nei prossimi giorni alla Presidenza del Consiglio. E c’è da scommettere che arriverà prima del fatidico mercoledì 17.

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