«Spero che domani (oggi, ndr) si trovi una soluzione altrimenti il problema diventa ancora più grave: abbiamo bisogno di riprendere gli altri lavori parlamentari perché le aule non si possono fermare in attesa delle intese». Il presidente del Senato Pietro Grasso scende personalmente in campo per invocare un superamento dei veti interni ai partiti che hanno finora impedito l’elezione dei due giudici della Corte Costituzionale di nomina parlamentare e di cinque membri laici del Consiglio Superiore della magistratura. lo fa alla vigilia della decima votazione a Camere riunite, prevista per questa mattina, mentre all’orizzonte non c’è traccia di quell’accordo tra Partito Democratico e Forza Italia in grado di sbloccare l’intesa. Una presa di posizione, quella di Grasso, che non è piaciuta al capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta, che da twitter ha replicato caustico: «Al presidente Grasso, con tutto il rispetto che si merita, dico che la Repubblica prospera con libertà parlamentare e senza ultimatum». Ma non è stato solo il presidente del Senato a far sentire la propria voce. A denunciare la situazione di stallo è stato anche il Csm. «Quali magistrati eletti, per il gruppo di Area, come componenti del Csm assistiamo con disagio e preoccupazione alle difficoltà del Parlamento nella elezione dei componenti laici del Csm, situazione che lascia la magistratura senza la piena operatività dell’organo di governo autonomo in un momento di particolare delicatezza, anche per effetto delle norme recentemente approvate e di quelle in via di approvazione in materia di riforma della giustizia e attività consiliari» sottolineano in una nota Ercole Aprile, Antonello Ardituro, Lucio Aschettino, Nicola Clivio, Valerio Fracassi, Piergiorgio Morosini e Fabio Napoleone. Nonostante gli appelli che arrivano da più parti, però la situazione resta quantomai ingarbugliata. Le trattative vanno avanti ad oltranza ma i partiti non avrebbero ancora trovato un accordo sui nomi che mancano all’appello ed è pressoché certa una nuova fumata nera in Aula. Non aiuta neanche la situazione legata a Luigi Vitali, l’avvocato pugliese ed ex sottosegretario alla Giustizia dei governi Berlusconi II e III, proposto da Forza Italia per il Csm. Vitali, infatti, risulta in questo momento imputato in ben due procedimenti e il vicepresidente della Camera, il grillino Luigi Di Maio, ha già da alcuni giorni sollevato il caso invitando, per oggi, «tutti i parlamentari onesti a non votare Vitali», e mettendo Renzi nel mirino: «Il premier fa l’indiano, ha fatto credere agli italiani che avrebbe portato avanti il governo del rinnovamento e sta per battere Berlusconi in indecenza». Quanto alla Consulta, i nodi principali riguardano la situazione in Forza Italia. Dopo il ritiro di Antonio Catricalà, infatti, gli azzurri non avrebbero ancora deciso su quale candidato virare. I gruppi parlamentari hanno già espresso una loro preferenza per il senatore Donato Bruno, ma a porre un veto in tal senso sarebbe Silvio Berlusconi che, incassato il no dei suoi stessi uomini su Catricalà, non la vuole dar vinta alla fronda interna. E così i nomi dei possibili outsider si rincorrono,. È in discesa quello di Niccolo Zanon, mentre si vocifera a Montecitorio della possibile candidatura dell’ex parlamentare Maurizio Paniz. Sondaggi sarebbero stati fatti anche con due avvocati «storici» dell’ex premier, Franco Coppi e Niccolò Ghedini, ma entrambi avrebbero declinato l’offerta. In più, nel partito, non si abbassa la temperatura dello scontro interno tra l’area Fitto e il cosiddetto «cerchio magico», con Francesca Pascale che è tornata ad attaccare l’europarlamentare pugliese («qualcuno vuole fare il figo, vuole fare il piccolo Berlusconi senza riuscirci») e lui che ha prontamente risposto: «Serve un dibattito interno e un confronto per rivitalizzare il partito sul territorio». Uno scontro che potrebbe avere ulteriori ricadute proprio sulle votazioni attese oggi. Ma se in Forza Italia la situazione resta tesa, non molto meglio va in casa Pd, dove la scelta di Luciano Violante continua a non convincere gran parte del partito. Renzi finora ha confermato la candidatura dell’ex presidente alla Camera, ma sono in tanti a ritenere che alla fine si possa decidere di convergere su Augusto Barbera, che però non sarebbe gradito all’area bersaniana. E così il nulla di fatto è pressoché sicuro. Con tutte le riforme costrette ad aspettare che i parlamentari si liberino per affrontare l’iter legislativo.
Nessun accordo sulla Consulta. E le Camere restano bloccate
