Politica

La parabola di Walter Dal Pci ai matrimoni

Veltroni celebrerà le nozze di Clooney Degno finale del suo «flirt» con il cinema

Se l’estate del gossip, tra il fotografato bikini della Boschi e il criticato soggiorno in hotel di Renzi, è stata monopolizzata dai rottamatori, l’autunno della chiacchiera si aprirà con un punto a favore dei rottamati. E così un tam tam mediatico parla di Walter Veltroni celebrante delle nozze di George Clooney, il prossimo 27 settembre a Venezia. Non è importante che sullo svolgimento dell’evento, sulla data, e sul ruolo dell’ex segretario del Pd, ancora ci siano molte incognite e poche conferme. Quel che conta è il riaffacciarsi sulla scena, per quanto temporaneamente, di quella vecchia iconografia della sinistra che l’irruzione di Renzi ha consegnato alla storia. Quella retorica fatta di buone cause, testimonial d’eccezione, fiumi di miele che come in un dorato Blob (il film, non il programma di Rai 3) si espandevano fino a invadere ogni angolo del dibattito pubblico. E il «si salvi chi può» era il grido di chi avesse un minimo di amor non tanto di cattiveria, quanto di politicamente scorretto. E di questo leggero scenario Walter e George sono stati, senza dubbio, due felici interpreti. Su Veltroni «ripongo tante speranze», disse Clooney intervistato al Tg1, e anzi lo identificò come «uno dei maggiori leader mondiali». Era agosto 2007, l’allora sindaco di Roma aveva appena assunto la segreteria del Pd e voleva «fa’ l’americano», un po’ Kennedy che faceva tanto mito e Obama che faceva tanto figo, alle spalle di Prodi che tribolava a Palazzo Chigi. Una figura come Clooney, certo, attore impegnato per i più deboli, per il Darfur, era assolutamente funzionale alla costruzione del profilo politico del leader dell’allora nuova sinistra. Specie nei confronti di un avversario come Silvio Berlusconi, che nel mondo dello spettacolo ha potuto contare sul sostegno al massimo dei compianti Sandra e Raimondo. Poi, nel 2008, alle elezioni politiche, andò come andò. E il fatto che Walter il buono fu polverizzato non ha scalfito minimamente il feeling tra i due. Eccoli perciò all’Aquila, insieme, nei giorni del G8 nel 2009, a visitare una tendopoli. «George non è solo un grandissimo attore, ma anche una grandissima persona», sentenziò il capo dell’opposizione a proposito dell’«amico star» immerso in un tripudio di bagni di folla e autografi. Fiumi di miele, ancora. Come quelli che ci saranno al matrimonio dell’attore, qualora i due dovessero essere uno di fronte all’altro, celebrante e sposo. In fondo, per entrambi, è la fine di un tormentato percorso. Per George sentimentale, tra fidanzate, vere, presunte, «flirt» su cui si è tanto malignato che fossero una copertura per nascondere l’ancoraggio ad altri lidi. E, per Walter, un percorso esistenziale. Perché, stando ai fatti, il cinema è sempre stato la sua Atlantide, un continente bellissimo e sommerso. Al grido di «non si interrompe un’emozione» fu alfiere della battaglia contro la pubblicità nelle reti Fininvest, perché per la sinistra cresciuta a pane e cineforum, era inaccettabile che i film fossero inframmezzati dagli spot. E ancora le videocassette distribuite in allegato all’Unità di cui era direttore, il documentario su Berlinguer, i commenti alla retrospettiva sui film di guerra per la berlusconiana Iris (evidentemente adesso l’emozione si può interrompere). Per anni, i detrattori gli hanno rimproverato di non aver onorato la promessa di trasferirsi in Africa per occuparsi dei più deboli. Sbagliato. La sua Africa, Walter l'ha trovata qui. Tra pellicole, recensioni e attori di successo. Ed è pure un’Africa comoda.

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