Politica

I cittadini e i terroristi

di Giacomo Stucchi, Presidente del Copasir

È molto complesso riflettere oggi sui pericoli che corre il nostro Paese e su un contesto internazionale che ormai vive un passaggio delicato dall’11 settembre 2001. Le avvisaglie più recenti, compreso l’allarme bomba di ieri all’aeroporto di Fiumicino, testimoniano quanto sia alta l’allerta posta in essere da tutto il comparto dell’intelligence. Qualsiasi minaccia viene presa in considerazione anche perché i nostri servizi di sicurezza sono già al lavoro da anni in contesti ad alto rischio come l’Iraq impegnandosi quotidianamente a restituire alle famiglie i nostri connazionali vittime di sequestri. Ma l’impegno è concentrato anche sul territorio italiano e, al momento, non ci sono evidenze concrete ed immediate di ripercussioni interne. Questo non vuol dire che si possa abbassare la guardia. Significa invece che si è individuato un metodo che va ulteriormente implementato per continuare a non avere problemi. Obama ha dato un indirizzo molto chiaro a questa battaglia e temo che la risposta dell’Isis, con l’ennesima decapitazione, sia un segnale al mondo occidentale. Vogliono dirci che non hanno paura. È anche una guerra di nervi che viene giocata usando mass media e social network. Ma la determinazione del mondo occidentale è sotto gli occhi di tutti. Quanto sarà dura o lunga la guerra a questo mondo del terrore cominciata con la nascita di un nuovo califfato? Dipende da quelle che saranno le strategie messe in campo. L’obiettivo dell’Isis non è tanto un Paese o un altro ma tutti i valori del mondo occidentale. Più saremo decisi e determinati e più sarà efficace il lavoro dell’intelligence, maggiormente riusciremo ad abbreviare questo periodo e a rendere la transizione più gestibile. Perché anche questo aspetto va considerato: in passato si è fatto l’errore di pensare di poter esportare la democrazia. Qui, invece, si tratta solo di esportare la pace. Non si possono accettare le guerre di religione, non si può accettare la contrapposizione tra due culture: tra un mondo islamista che va oltre i veri precetti del Corano e il mondo occidentale con i suoi grandi valori costati secoli di guerre e morte. In Italia c’è anche un problema legato all’immigrazione, nella misura in cui è indispensabile controllare le centinaia di migliaia di persone che arrivano sulle nostre coste anche se va detto che chi vuole seminare terrore usa canali più sicuri. Questo non vuol dire che tra loro non possano esserci potenziali terroristi. Più difficile da controllare chi entra in Italia attraverso un altro paese europeo. Ma fortunatamente questa situazione ha rinforzato ulteriormente la collaborazione tra le agenzie di intelligence dei vari Paesi. Oggi abbiamo un interscambio fondamentale di informazioni specie ora che la minaccia Isis si è fatta più alta e in un certo senso potrebbe coinvolgere anche l’Italia che nel suo territorio ospita il Vaticano uno dei simboli dei valori che l’Islamic State vuol colpire. È inutile lanciare allarmi senza avere prove di attività terroristiche, ma è giusto altresì essere realisti e controllare il territorio in modo costante utilizzando anche i cittadini che sono invitati a segnalare movimenti o persone sospette alle forze dell’ordine. Più uniti siamo, più viviamo sicuri.

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