Politica

«Gay pride Roma insieme a San Francisco»

L’annuncio in Campidoglio a pochi giorni dal voto sulle unioni civili

Esulta il mondo gay capitolino all’annuncio, choc per molti esponenti Pd, del sindaco di Roma, Ignazio Marino al suo rietro dalla "missione" a San Francisco: gemellaggio tra le due città per il Gay pride del prossimo anno. Un accordo stretto con il sindaco della città californiana Edwin Lee, con il quale Marino ha avuto diversi incontri su rifiuti, cultura, turismo e, evidentemente, i diritti gay. «Questa iniziativa offre l’opportunità di ribadire una volta di più l’importanza del riconoscimento dei diritti e della libertà di amare, un diritto che è proprio di tutte le comunità moderne - ha spiegato Ignazio Marino - credo che abbia un alto valore simbolico, considerando che la città di San Francisco ha ospitato uno dei primi e maggiori esponenti del movimento gay, Harvey Milk. Troppe volte, negli ultimi anni, la città di Roma è stata teatro di aggressioni omofobe e di altri gravissimi episodi di discriminazione: fenomeni inaccettabili, che una comunità forte e unita deve saper respingere con decisione, a cominciare dalle sue Istituzioni. Roma deve invece diventare ogni giorno di più la capitale dell’accoglienza e dell’uguaglianza, in cui nessuno possa mai più sentirsi offeso, né marginalizzato e dove la cultura del rispetto rappresenti un valore non negoziabile». In effetti il gemellaggio in nome di Milk, primo gay dichiarato ad essere eletto a una carica politica negli Usa ed assassinato nel 1978 insieme al sindaco di San Francisco George Moscone (il film biografico del 2008 di Gus Van Sant, valse l’oscar nel 2009 a Sean Penn) rappresenta una pietra miliare posta in un momento cruciale per la politica capitolina. La delibera per l’istituzione del registro delle unioni civili nella Capitale infatti era tra le prime annunciate già in campagna elettorale dall’allora candidato a sindaco per il centrosinistra, Ignazio Marino. Gli imbarazzi del suo stesso partito, il Pd, hanno fatto slittare prima la discussione e la votazione in commissione, avvenuta dopo oltre sei mesi dall’elezione in Campidoglio, e soprattutto in Assemblea capitolina poi. Sarà infatti il voto del consiglio comunale a istituire formalmente il registro che darà eguali diritti "civici" ai conviventi, a prescindere dal sesso. In altre parole un riconoscimento delle coppie gay, già in vigore in diversi comuni italiani ma che, se approvato per la Capitale, è destinato a tracciare un solco invalicabile. Non a caso la discussione finale della delibera è stata messa all’ordine dei lavori il prossimo 25 settembre soltanto dopo la dichiarazione di guerra di Sinistra Ecologia e Libertà, con Imma Battaglia, fondatrice e leader di Lgbt Italia, con la minaccia di uscire dalla maggioranza. Il vicesindaco di Roma, Luigi Nieri, ricordiamo, è di Sel, lo stesso che il 27 agosto ha accolto sugli scranni dell’Aula Giulio Cesare i partecipanti a Mr Gay World. Un braccio di ferro sul quale il sindaco Marino ha fatto la sua scelta, chiara e definitiva. Lontani i tempi in cui, appena eletto, nel giugno 2013, diede forfait al primo Gay pride della sua consiliatura, mandando proprio Nieri in sua vece. Nel 2014, cambiando rotta, ha invece sfilato in prima linea. Ieri l’annuncio del gemellaggio con San Franscisco, città simbolo mondiale della lotta per i diritti gay. Arcigay, Arcilesbica, Gay center hanno accolto con giubilo la notizia. La politica capitolina molto, molto meno. A commentare solo il responsabile Diritti del Pd Roma, Aurelio Mancuso e la vice capogruppo Pd in Aula Giulio Cesare, Giulia Tempesta. «Il Pd di Roma saluta con entusiasmo la proposta del sindaco di Roma Ignazio Marino concordata con il suo omologo Edwin Lee di San Francisco di avviare un gemellaggio dei due Pride, eventi che sono l'occasione per entrambe le città di festa e aggregazione per tutti i cittadini che s’impegnano a sostegno delle libertà e i diritti civili», ha detto Mancuso, di «occasione straordinaria» ha parlato invece la Tempesta. Nel silenzio gli altri, consapevoli di una strada ormai tracciata (respingere l’istituzione del registro aprirebbe una crisi al buio in Campidoglio), pronti a pagare le conseguenze politiche, culturali e ideologiche in una città come Roma, che ha come suo vescovo il Santo Padre. Milk, non a caso, era a San Francisco.

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