Per cinque mesi e mezzo, quasi metà anno, lavoriamo esclusivamente per pagare le tasse. Il fisco infatti succhia agli italiani il reddito di 161 giorni di lavoro. Una voracità che è cresciuta negli anni: nel 2010 per pagare le tasse bisognava lavorare 155 giorni che sono saliti a 160 nel 2013. I conti li ha fatti l'Ufficio studi della Cgia secondo cui con una pressione fiscale che per il 2014 è destinata a toccare il record storico del 44%, quest'anno i contribuenti italiani hanno lavorato per il fisco fino all'11 giugno: ben 12 giorni in più di quanto avevano fatto nel 1995. Su ogni famiglia grava un carico fiscale medio annuo di quasi 15.330 euro. Tra l'Irpef e le relative addizionali locali, le ritenute, le accise, il bollo auto, il canone Rai, la tassa sui rifiuti, i contributi a carico del lavoratore (per elencare solo alcune imposte), se ne vanno mediamente 1.277 euro al mese. Secondo la Cgia, nel 2013, per l'abolizione dell'Imu sulla prima casa, il prelievo medio annuo è sceso a 15.329 euro: 325 euro in meno rispetto a quanto versato nel 2012. Ma quest’anno il gettito è destinato ad aumentare ancora a causa dell'introduzione della Tasi e degli effetti legati all'aumento dell'aliquota Iva scattato a ottobre scorso. È evidente che la restituzione degli 80 euro ai redditi più bassi, a fronte di una carico fiscale di questa portata, difficilmente può portare ad un aumento dei consumi. Il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi sottolinea che «il livello di arrabbiatura nei confronti di un fisco sempre più aggressivo e pretenzioso, ha fatto scendere ai minimi storici la fiducia dei consumatori italiani». Secondo Bortolussi, «gli effetti legati alla rivalutazione delle rendite finanziarie, all'aumento dell'Iva, che nel 2014 si distribuisce su tutto l'arco dell'anno, all'introduzione della Tasi e, soprattutto, all'inasprimento fiscale che graverà sulle banche, compensano abbondantemente il taglio dell'Irap e gli 80 euro». Inoltre pur essendo un Paese di tartassati i servizi che riceviamo dallo Stato spesso non sono all'altezza delle aspettative. Dalle infrastrutture alla sanità, dai trasporti all'istruzione, in molte regioni la qualità e la quantità di questi servizi è spesso inaccettabile. Senza considerare la nota di aggiornamento al Def che sarà presentata nelle prossime settimane, la pressione fiscale di quest'anno è destinata a salire di 0,2 punti percentuali rispetto al livello raggiunto nel 2013. Ma è molto improbabile che il prossimo Documento di economia e finanza non contenga maggiori imposte giacchè il governo si sta accorgendo che è difficile riequilibrare i conti pubblici solo tagliando la spesa. Ma le promesse di ridurre l’onere fiscale non accennano a diminuire. Il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei, ieri ha rilanciato l’ipotesi di allargare la platea di coloro che beneficeranno del bonus da 80 euro. Saranno incluse le famiglie numerose ma «prima bisogna attivare risorse aggiuntive». «Sugli ottanta euro non si torna indietro, sarà permanente. Non ci sarà lo stesso balletto dell’Imu», assicura l'esponente del Partito democratico. «Bisogna però cercare di fare un passo avanti per ridurre il gap fiscale che grava sulle aziende». Taddei sottolinea che «in Italia la pressione fiscale è tra le più penalizzanti per le imprese; infatti supera la media europea di due punti percentuali di Pil, che sono 33 mld di tasse in più. Il nostro obiettivo è cancellare questo deficit fiscale, arrivando a 33 miliardi» di tagli delle tasse in tre anni. In alternativa all'estensione del bonus Irpef, nella legge di Stabilità, si potrebbe intervenire per ridurre il costo del lavoro, puntando a un taglio dell'Irap o, in alternativa, alla riduzione dei contributi sociali. Sulle tasse torna il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Al termine della riunione dell’Ecofin a Milano ribadisce che «abbattere le tasse sul lavoro è una priorità per l'Europa come per l'Italia». Poi però lascia intendere che il nodo da sciogliere è sempre quello delle coperture. Quindi è vero che il governo «continua lungo la strada della riduzione della pressione fiscale ma lo farà in base alle sue risorse».
Fino a metà giugno lavoriamo per il fisco
Per pagare le imposte servono 161 giorni. La pressione è salita al 44% Il carico medio annuo sulle famiglie è superiore a 15 mila euro
