«I progetti politici di Renzi appaiono come i quadri dei madonnari, stupendi e di gran fattura, ma che si disfano alla prima pioggia». Durissima l’affermazione di Carlo Costalli, il fiorentino presidente del Movimento Cristiano Lavoratori che, a margine del seminario organizzato a Senigallia e dal titolo «Per uno sviluppo fondato sul lavoro», non fa sconti alla politica e continua: «Di cosa stiamo parlando, se non di un prestigiatore della comunicazione che da una riforma al mese è passato ai 1.000 giorni. Ci rendiamo conto che 1.000 giorni sono 3 lunghissimi anni». Certo, ma il centrodestra non sembra riuscire a proporre una forza antagonista. «Ho appreso con piacere i tentativi del centrodestra di ricompattarsi, ma se la rinascita del Pdl può essere una soluzione positiva nel brevissimo termine, diventa il solito pastrocchio all’italiana nel lungo periodo». Quindi? «Dobbiamo aspettare che nascano nuovi soggetti politici, capaci di raccogliere le testimonianze migliori del centrodestra, che non significa gli uomini con più voti o più potere». Sta pensando alla possibilità di una nuova forza politica cattolica? «Oggi pensare a un partito dei cattolici sembra anacronistico e forse non ci sono i presupposti perché questo si realizzi, ma dobbiamo insistere e dare il nostro contributo. I cattolici hanno una sfida da dover affrontare, in prima fila come nelle retrovie, quella di rilanciare il Paese e sostenere il rinnovamento della cosa pubblica». Questo, tutto sommato, è quello che propone il premier? «I problemi sono due: il primo è di contenuti, le sue proposte non ne hanno, sono vuote e si sfaldano continuamente, poi c’è una questione di forma. Non possiamo accettare in quanto cattolici l’idea dell’uomo solo al comando. Le migliori proposte sono quelle che nascono insieme e non dalla mente di un singolo individuo». Torniamo all’impegno dei cattolici: fin dove vi spingerete? «Sono convinto che non solo l’Italia sia arrivata a uno snodo importante della propria storia, ma che anche la presenza politica dei cattolici sia davanti a un simile giro di boa e la fine della transizione accomuna entrambi: Italia e cattolici in politica». Dà per scontato che debba esistere per forza una presenza cattolica in politica? «Tutt’altro, siamo consapevoli che questa presenza può finire, gli elementi per un simile esito ci sono tutti. Ma siamo anche convinti che essa può prendere nuovamente il largo, pure in una società più secolarizzata. L’efficacia o l’inefficacia della presenza dei cattolici in politica dipende dalle condizioni generali della società ma, soprattutto, dipende dai cattolici stessi, dalle condizioni della loro fede, dall’organizzazione della loro cultura (teologica e politica), dalla consapevolezza e omogeneità delle loro idee e proposte. È proprio in questi campi che si gioca ora la partita decisiva. È dall’interno, non dall’esterno, che emergeranno le motivazioni decisive per una nuova strategia dei cattolici in politica, o per un loro definitivo declino, come è già successo in altri Paesi europei». Il suo sembra un appello. «E lo è, ci rivolgiamo "ai cattolici" prima di tutto, perché essi possano assumere l’impegno che spetta a loro: giocare fino in fondo questa partita. E per ridare forza all’iniziativa politica dei cattolici occorre che questa si sviluppi anche nella società civile. Penso ad una partecipazione sì ricreativa, solidaristica o culturale, ma che sia anche strettamente politica. I cattolici devono riscoprire una vocazione politica nella società civile che invece stanno abbandonando». In tale contesto qual è il vostro ruolo? «L’associazionismo cattolico è troppo appiattito sulle istituzioni e sui partiti esistenti. Inoltre, ci si aggrega troppo facilmente con altri gruppi della società perdendo la propria identità politica, facendosi coinvolgere in iniziative estranee alla propria ispirazione, secondo un concetto piuttosto ingenuo del dialogo e della solidarietà. O ancora ci si limita alla testimonianza e non si entra nell’ambito della proposta politica a partire dalla propria fede cattolica e dalla Dottrina sociale della Chiesa». Cosa fare? «Questo mondo variegato, forse troppo, dell’associazionismo cattolico deve avere una maggiore consapevolezza della propria identità. Anche questo è un elemento importante di una nuova iniziativa politica. Nella società civile, non solo nelle aule parlamentari, ci sono antropologie in conflitto, e perciò la società civile non è il luogo dell’abbraccio indistinto e della collaborazione competitiva. Noi lavoriamo già in questa direzione, anche creando le condizioni perché altri soggetti politici emergano dalla società: noi giocheremo questa partita con tutti quelli che sono disponibili e non hanno già ceduto alla paura, alla rassegnazione, al declino».
«Renzi, prestigiatore della comunicazione»
L’attacco di Costalli, presidente del Movimento Cristiano Lavoratori: «Associazionismo cattolico appiattito: dobbiamo rilanciare il Paese»
