Bisogna dare atto a Matteo Renzi di aver messo a punto una tecnica politica di comunicazione e anche di leadership del tutto nuova. La tecnica è quella già sperimentata sul campo per impadronirsi del suo partito. Avanti a testa bassa e a tutta velocità, con una raffica bellicosa di annunci e di promesse sotto le bandiere della rottamazione, ovvero della guerra totale alla vecchia guardia del Pd. Sappiamo come è andata con l'abbattimento di personaggi di spessore come Bersani, Enrico Letta e Massimo D’Alema che pure in Europa gli avrebbe potuto dare una grande mano. A Palazzo Chigi ha replicato lo schema con la stessa collaudata tecnica d’assalto, fin dai primi giorni di governo. Una sorta di "panem et circenses", gli 80 euro, gli annunci a rotta di collo e uno sterminato cantiere di iniziative in tutti i settori del paese. È inutile fare l’elenco: è storia recente. Ma ha avuto un colpo di genio: quando si è reso conto, e non c’è voluto molto tempo per capirlo, che i provvedimenti in cantiere erano troppo raffazzonati, improvvisati e che molti degli annunci mirabolanti sarebbero dovuti essere rivisitati al ribasso o addirittura rimandati sine die, ha aperto pubblicamente, la guerra ai poteri forti. Alta burocrazia ministeriale, consiglieri di Stato o della Corte dei conti, banchieri, gruppi editoriali, sindacati, magistratura. E così ha ottenuto un doppio effetto: scaricare su di loro ogni eventuale fallimento degli obiettivi annunciati e rafforzare nell’opinione pubblica l’immagine di un leader forte capace di andare a toccare gli interessi "consolidati" degli intoccabili. Lo ha fatto anche a Bruxelles, battendosi per la nomina di Federica Mogherini che gli è servita come prova muscolare con gli altri leaders europei. Se ora lady Pesc, grande sostenitrice fino a ieri di Putin, sarà la Giovanna d'Arco d'Europa per le sanzioni alla Russia che contribuiranno a dare un colpo alle nostre esportazioni, poco interessa. Eppure i sondaggi lo premiano. Con tutti gli indicatori dell'economia che peggiorano da un mese all'altro, Renzi è l'unico politico del mondo occidentale che vede crescere il suo consenso. Se gli uffici di Palazzo Chigi sono un po’ allo sbando ed anche i più fidati collaboratori sono ormai divisi in fazioni di potere che tanto ricordano le faide tra guelfi e ghibellini, che il coordinamento tra i ministeri non è più neppure sulla carta tanto che in consiglio dei ministri si approvano solo le copertine con i titoli dei provvedimenti senza alcun articolato che viene scritto in un secondo momento per poi iniziare un continuo andirivieni dal Quirinale con qualche sostanziale modifica . Quanto potrà reggere la tecnica Renzi alla prova dei fatti in un autunno che si prevede sempre più difficile? Lui si è dimostrato troppo veloce, troppo moderno, troppo capace per non capire il vento che soffia dall'opinione pubblica. E dato che sicuramente fiuta scirocco, una cosa è certa: non se ne preoccupa affatto perché ha già pronta la soluzione finale. Nella sua agenda c'è una data sicura: primavera 2015 con un argomento formidabile che tanto piace agli italiani: la guerra ai poteri forti. Se avvertirà il rischio di trovarsi impantanato nella palude dei conti che non tornano, quella è la data delle prossime elezioni. E certamente sarà in grado di trovare assieme a Berlusconi e soprattutto a Denis Verdini uno stratagemma per aggirare la legge elettorale e portare gli italiani alle urne che lo voteranno entusiasticamente. Al riparo dai riflettori sarà questo il vero patto del Nazareno che permetterà in un secondo momento di far sedere al colle più alto un nome che li garantirà. Ma Berlusconi in difficoltà nel suo partito e con mille dubbi su nuove alleanze con i vecchi amici accetterà la proposta di Renzi per andare a votare ? Lo farà a malincuore ma sarà costretto a farlo anche perché Renzi finirebbe per rottamare proprio lui togliendogli quell’agibilità politica che gli ha ridato fiato in questi mesi.
Metodo Matteo per il voto
di Luigi Bisignani