Il reclutamento di 10.000 «Professori Iunior» da qui al 2018. Ecco la proposta del Consiglio Universitario Italiano - l’organo rappresentativo di tutte le componenti del sistema universitario - per affrontare l’«emergenza della docenza universitaria». Se in altri Paesi europei ci si preoccupa di assicurare stabilità agli studiosi che intendono impegnarsi nelle attività di ricerca e docenza universitaria per garantire non solo la continuità dell’offerta formativa, ma anche una maggiore serenità nell’esercizio della professione, nel nostro Paese la tendenza non sembra essere questa. Come fa presente il CUN, infatti, la recente riforma universitaria ha introdotto la figura del Ricercatore a Tempo Determinato, ovvero un docente che, pur essendo titolare a tutti gli effetti di incarichi di insegnamento, è destinato a ricoprire il proprio ruolo per un tempo limitato, da un minimo di tre a un massimo di cinque anni. In sostanza la legge 240/2010, abolendo il ruolo di ricercatore a tempo indeterminato, ha allungato il periodo di precariato: i giovani ricercatori non possono contare su alcuna stabilità prima dei quarant’anni e non sono incentivati a investire né nell’attività didattica, che rischia di essere percepita come un peso che rallenta l’attività di ricerca, né nell’attività di ricerca di lungo respiro, che richiede necessariamente tempi lunghi e sicurezza di posizione. Se si vuole, dunque, mantenere quella elevata qualità della didattica che ha sempre contraddistinto l’università italiana, fa presente il CUN, la risposta all’emergenza della docenza non può essere il ricorso massiccio a docenti non di ruolo, ma a docenti in formazione con prospettive di stabilità legate al merito. È necessario sostenere, motivare, incentivare e valorizzare adeguatamente l’accesso alla ricerca e alla docenza universitaria. Proprio perché si tratta di un’emergenza generazionale che rischia di segnare il futuro dell’università e di «bruciare» intere generazioni di giovani studiosi. Ecco allora la proposta del CUN: rimettersi all’esempio tedesco che ha introdotto la figura dello Junior Professor come primo livello della docenza. Si tratterebbe in pratica di un Professore a tempo determinato (in possesso del titolo di dottore di ricerca) titolare di una posizione di durata quinquennale che però potrà essere confermato a tempo indeterminato (previa acquisizione dell’Abilitazione Scientifica Nazionale). Il Professore Junior avrebbe gli stessi diritti e prerogative degli attuali professori associati e ordinari per quanto riguarda gli aspetti legati alla ricerca (responsabilità di progetti nazionali e internazionali), sarebbe membro effettivo del Consiglio di Dipartimento e godrebbe dell’elettorato attivo alle cariche accademiche con la possibilità di assumere gradualmente incarichi didattici e organizzativi coerenti con quelli dei professori di ruolo. A queste misure normative, però, specifica il CUN è imprescindibile associare un congruo stanziamento di risorse che consenta il reclutamento di almeno 10.000 Professori Iunior nel quinquennio 2014-2018.
Contro l’emergenza arriva lo «Junior Prof»
Sono docenti a tempo determinato, 5 anni, con stessi diritti degli attuali associati e ordinari
