È un Renzi che non vuole finire nell’angolo. Gli pesa quel sondaggio su Repubblica, ovvero il giornale che più di tutti lo ha sostenuto, che acclara una perdita di fiducia, da parte degli italiani, di ben 15 punti in tre mesi. Matteo, sia chiaro, resta alto, con un consenso attorno al 60%. Ma la flessione fa impressione. Così il premier viene colto da una improvvisa necessità di comunicare agli italiani. Occhio, comunicare agli italiani, non ai media che ormai il premier sistematicamente bypassa. E che cosa ha da dire il capo del governo premette: «Giornata impegnativa, non riesco a fare un #matteorisponde Ma faccio cinque tweet al volo sulle cinque news più discusse in settimana». E subito dopo spara la prima. Sui giornali campeggiano le critiche della Bce che avverte su un possibile sforamnto dei conti. Renzi replica: «1. Noi rispettiamo il 3%. Siamo tra i pochi a farlo. Da Europa dunque non ci aspettiamo lezioni, ma i 300 miliardi di investimenti #junker». Altra critica, le proteste delle Regioni contro i tagli alla Sanità. Matteo non ci sta: «2. Revisione della spesa non significa tagliare la sanità. Ma le regioni prima di fare proclami inizino a spendere bene i soldi che hanno». Poi un saluto al governo indiano che ha dato il suo assenso al ritorno (temporaneo) di uno dei due Marò: «3. Collaborazione con la Giustizia indiana e stima per il premier Modi e il suo Governo. Lavoreremo insieme su tanti fronti». Infine due tweet dal sapore giudiziario e dal tono garantista. Il primo riguarda il caso Emilia, squassata dalle inchieste che rischiano di mettere in crisi le primarie. Renzi avverte: «4. I candidati del PD li scelgono i cittadini con le primarie, non soggetti esterni. In Emilia Romagna vinca il migliore». Il secondo, più pesante, è una difesa a spada tratta dell’amministratore delegato di Eni, finito sotto inchiesta per appalti in Nigeria: «5. Sono felice di aver scelto Claudio Descalzi ceo di Eni. Potessi lo rifarei domattina. Io rispetto le indagini e aspetto le sentenze». E non è finita qui. Oggi il presidente del Consiglio sarà in Puglia. Alle 9.30 presso il comune di Peschici incontrerà i sindaci dei paesi del Gargano colpiti dall’alluvionje di qualchde giorno fa. Alle 12.30 presso la prefettura di Taranto vedrà i rappresentanti dei lavoratori dell’Ilva, l’azienda siderugica sempre in difficoltà. Alle 15 interverrà alla inaugurazione della Fiera del Levante. Alle 18 inaugurerà lo stabilimento Sitael presso Mola di Bari. Perché tutto questo attivismo? Per recuperare consensi ora che la luna di miele con gli italiani sembra volgere al termine? Annota Ilvo Diamanti su Repubblica che Renzi soffre di un netto calo di popolarità, passando dal 74 per cento registrato dal suo istituto di ricerca a fine giugno al 60 attuale. Nello stesso periodo, il governo scende dal 69 al 54. Ma il punto di forza di Renzi, più trascorrono le settimane, sembra sempre meno lui stesso e sempre più il vuoro che egli ha attorno. L’impressione è che gli italiani vedano nel presidente del Consiglio l’unico punto di riferimento in un panorama politico pressocché desertico. I primi sondaggi effettuati alla ripresa estiva certificano come il premier sia ancora alto nei consensi. Li ha messi in fila Europa, altro giornale grande sostenitore del capo dell’esecutivo: «Il tasso di gradimento per il governo oscilla tra il 49 per cento di Ixè e il 58 di Ipsos, passando per il 54 di Demos. L’istituto di Nando Pagnoncelli, tanto per fare un confronto, assegnava all’esecutivo guidato da Enrico Letta, sei mesi dopo il suo insediamento, una quantità di voti positivi pari al 47 per cento. Ancora più alta è la percentuale di voti positivi per la persona del premier: 50 per cento per Ixè, 51 per Datamedia, 60 per Demos&Pi, 64 per Ipsos». Ora però inizia forse la fase più delicata, quella che porta al varo della Manovra. E già si apre con una guerra con la Ue. In uno dei cinque tweet mattutini Renzi se la prende con Bruxelles («Da Europa dunque non ci aspettiamo lezioni, ma i 300 miliardi di investimenti #junker"» sbagliando a scrivere il cognome del presidente della Commissione Ue). Gli risponde a stretto giro il falco finlandese Jyurki Katainen, futuro vice presidente della Commissione, per il quale la stessa Commissione Ue «non è un maestro, noi siamo collaboratori». «Stiamo solo valutando quanto bene - ha aggiunto Katainen - i diversi Paesi stanno rispettando i loro impegni e quanto promesso verso gli altri stati membri». Mario Draghi, governatore della Bce, ha chiosato: la «ripresa è fragile, ma continuerà». Infine non ha fatto mancare il richiamo alla necessità di «riforme più ambiziose: non vedremo una crescita significativa senza misure strutturali».
Cala il consenso, Renzi va nel panico
Anche i sondaggi certificano: gradimento giù di 15 punti in tre mesi. Matteo spara una raffica di tweet e va in Puglia. L’Europa lo richiama
