Bombe carta, fumogeni e botte da orbi tra manifestanti e forze dell’ordine: l’ennesima protesta sfociata in guerriglia urbana (gli scontri esplosero nel giugno del 2011 in concomitanza con il discorso dell’ex premier Silvio Berlusconi che tentava di difendersi dal voto di fiducia contro il Governo) rischia di finire a processo: il sostituto procuratore Luca Tescaroli ha infatti presentato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di nove personaggi che, a vario titolo, parteciparono a quegli scontri. Tra loro anche due dei leader del movimento per la lotta alla casa Paolo Di Vetta e Luca Fagiano che, sostengono gli inquirenti, sarebbero stati tra gli organizzatori dei tafferugli. Pesanti le accuse che gravano sul gruppo di antagonisti che si identificavano dietro la sigla di «Roma bene comune»: la procura infatti contesta agli indagati il lancio di bombe carta, di fumogeni e di altri oggetti contundenti contro il muro di forze dell’ordine schierate a guardia dei palazzi del potere (la manifestazione esplose proprio sotto Montecitorio dove un nutrito gruppo di antagonisti tentò di organizzare un corteo improvvisato verso palazzo Madama). Tra le accuse formulate dalla Procura poi anche quella di avere imbrattato l’obelisco e la facciata dell’hotel Palace con vernice colorata. Una storia di ordinaria schizzofrenia urbana che verrà decisa dal giudice per le udienze preliminari Simonetta D’Alessandro il prossimo novembre. Ad accendere la miccia di quella giornata di tensione fu il lancio di verdura contro le forze dell’ordine che presidiavano la Camera dei deputati, per una manifestazione che inizialmente era nata come protesta contro il blocco della regolarizzazione dei precari nella pubblica amministrazione. Ma la situazione precipitò quasi subito e i pomodori marci vennero sostituiti con petardi e bomboni che provocarono la reazione delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa. Negli scontri che scaturirono dal lancio di oggetti rimasero feriti cinque poliziotti e diversi manifestanti che, dopo avere rinserrato le file tentarono di marciare verso il palazzo del Senato, improvvisando un corteo non autorizzato che provoco ulteriori scontri e che risulta tra i capi d’imputazione cristallizzati dalla richiesta di rinvio a giudizio. Per Fagiano e Di Vetta, leader del movimento per la casa si tratta dell’ennesima tegola giudiziaria visto che, storia di appena pochi mesi, fa i due erano stati costretti ai domiciliari a seguito di un'altra manifestazione dalla quale era stata malamente allontanata anche la giornalista del Tempo, Francesca Musacchio, "colpevole" agli occhi dei manifestanti di raccontare quanto stesse succedendo.
La Procura: «Processate gli spaccavetrine»
Lanciarono bombe carta contro gli agenti. Accusati anche i leader Di Vetta e Fagiano
