Non è bastato il severo richiamo del Capo dello Stato per trovare la quadratura del cerchio ed eleggere i due giudici della Consulta di nomina parlamentare e gli otto membri laici del Csm. Ieri ancora una fumata nera, l’ennesima. Non sono stati sufficienti 9 scrutini del Parlamento in seduta comune per raggiungere il quorum necessario (i 3/5 dei componenti delle Camere, dopo il terzo scrutinio, pari a 570 voti) ed eleggere Luciano Violante, candidato del Pd e Antonio Catricalà, sponsorizzato da Forza Italia. Il ticket, che sembrava blindato dopo l’esplicita indicazione arrivata in mattinata del capogruppo alla Camera di Fi Renato Brunetta, è saltato a causa dei dissensi interni tra i parlamentari azzurri divisi sul nome di Catricalà, candidato voluto da Berlusconi e fortemente appoggiato dall’ex sottosegretario Gianni Letta, che si è fermato a 368 voti, ampiamente al di sotto della quota necessaria. A mancare è stato soprattutto l’appoggio dei senatori azzurri che preferirebbero il collega Donato Bruno a cui sono andate 120 preferenze. Un messaggio, neanche troppo velato, che una parte di Forza Italia ha deciso di spedire ai vertici del partito, colpevoli di proseguire sulla rotta indicata dal Patto del Nazareno. Un malessere evidenziata anche da Giovanni Toti, consigliere politico di Berlusconi: «Su quanto sta avvenendo occorre una riflessione. Credo che all’interno di tutti i gruppi, non soltanto dal nostro, sia emerso un segnale di disagio. Non sono arrivati a Violante e Catricalà tutti i voti che sarebbero dovuti arrivare. Quando c’è il voto segreto è sempre colpa di qualcun altro». Fatto sta che si racconta di un Berlusconi furioso per la prova di forza dei suoi. Non può passare il messaggio, è stato il senso del suo ragionamento, che una minoranza possa far saltare tutto quando non è d’accordo. Se per quanto riguarda la Corte Costituzionale la situazione è in alto mare, sul fronte Csm le acque sono solo leggermente meno agitate. Ancora cinque le caselle mancanti sulle otto a disposizione. Dopo l’elezione mercoledì scorso del sottosegretario all’economia Giovanni Legnini (in corsa per la vicepresidenza dell’organo di autogoverno dei giudici) e di Giuseppe Fanfani, entrambi in quota Pd, ieri è arrivato il via libera solo per Antonio Leone, (527 voti rispetto ai 490 previsti dal quorum), candidato del Nuovo Centrodestra. Niente da fare invece per Teresa Bene; Elisabetta Alberti Casellati; Renato Balduzzi; Luigi Vitali; Nicola Colaianni e Roberto Zaccaria. Per avere la fumata bianca si dovrà attendere almeno fino a lunedì prossimo quando, sulla base della richiesta di gran parte dei gruppi parlamentari di avere più tempo, è stata convocata dai presidenti di Camera e Senato, una nuova seduta comune del Parlamento. O magari fino a martedì, quando il probabile incontro tra Renzi e Berlusconi potrebbe certificare la scelta di un nuovo «ticket».
Il «Renzusconi» scricchiola sulla Consulta
Violante e Catricalà alla Corte Costituzionale «bocciati» dal Parlamento. Decisivo il voto a Bruno dei frondisti azzurri. Berlusconi su tutte le furie
