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E la Guardia di Finanza prende la Metro C

Blitz di 10 ore nell’ufficio di Roma Metropolitane. Indagini sui costi dei lavori LEGGI ANCHE I nodi dell’opera più cara d’Europa. Iniziata nel 2007 finirà (forse) nel 2024

Blitz della Finanza. Gli investigatori vogliono rivedere tutti i conti, i registri, i giustificativi, la congruità delle riserve. Analizzare uno per uno i motivi che hanno portato i lavori della linea C della metropolitana a costare già 3,7 miliardi di euro con nemmeno metà dell’opera terminata, contro i 2,9 miliardi del progetto complessivo iniziale. Per questo lunedì scorso la Finanza, su disposizione del sostituto procutatore generale della Corte dei conti, Paolo Crea, ha effettuato un nuovo blitz, di ben 10 ore, presso la sede di Roma Metropolitane. La seconda «visita» in breve tempo, dopo quella del 26 maggio. L’inchiesta di riferimento è la medesima: accertare la congruità dei 300 milioni di euro di maggiori costi riconosciuti il 9 settembre 2013 dalla municipalizzata (su avallo di Roma Capitale) al Consorzio delle imprese appaltatrici, Metro C Scpa, un contenzioso inizialmente pari 1,2 miliardi. Qui, infatti, starebbero le presunte irregolarità al vaglio di Crea, denunciate a più riprese anche dal Collegio sindacale della società comunale: il Campidoglio, infatti, aveva già risolto il contenzioso nel 2012, con un «accordo transattivo» pari a 230 milioni; l’anno successivo, tuttavia, l’attuale amministrazione comunale, decise di riaprire la partita al fine di introdurre «tempi certi e penali per il loro mancato rispetto». Questo portò a un nuovo «accordo attuativo», nel quale furono aggiunti altri 70 milioni di euro di «maggiori costi» (pari al 3,75% dell’importo) mai riconosciuti dal ministero dei Trasporti (e dunque non ancora finanziati dal Cipe). Per un totale, appunto, di 300 milioni. Provvedimento firmato da Roma Metropolitane e Metro C scpa e avallato da Roma Capitale. Lunedì, dunque, i militari hanno portato via 8000 pagine di registri contabili e un dvd con tutti i pagamenti riferiti all’atto attuativo, i verbali delle riunioni dei Cda e la documentazione dove ci sono relazionati i criteri con cui, fra il 2011 e il 2013, Roma Metropolitane ha avallato o meno le richieste di risarcimento prodotte dal Consorzio. Non solo: i militari hanno interrogato gli ingegneri Giovanni Simonacci e Andrea Sciotti, che in questi anni si sono succeduti nel ruolo di Responsabile Unico del Procedimento. Oltre a riepilogare i fatti, i due tecnici hanno anche confermato che «a tutt’oggi sono pendenti» ben 6 riserve, «iscritte da Metro C successivamente alla sottoscrizione dell’Atto Attuativo» del 9 settembre. Cosa che lascia presupporre che vi siano altri possibili contenziosi in arrivo.

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