Auto blu usate per il trasporto di mobili e bagagli e uomini di scorta trasformati in chauffeur per sé e la sua famiglia. Il generale Enrico Ragosa, dirigente del Dap in pensione, noto per aver affiancato Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nelle indagini contro Cosa Nostra e per aver fondato il Gruppo operativo mobile del Sismi, è ora chiamato a fare i conti con la giustizia penale e contabile. Gli viene contestato, dal 2009 al settembre 2011, l'utilizzo delle risorse dell’amministrazione penitenziaria come se fossero sue. Neanche a farlo apposta, in quel periodo ricopriva proprio la carica di direttore generale delle Risorse materiali, dei beni e dei servizi del Dap. Adesso Ragosa dovrà sostenere contemporaneamente due processi. La Procura della Corte dei conti del Lazio l’ha citato in giudizio giovedì prossimo con l’accusa di aver causato un danno di 390.214 euro al ministero della Giustizia, dato dalla somma di stipendi e indennità di missione per gli autisti e costo del carburante e delle riparazione per le vetture del Dap. Sul fronte penale, invece, il prossimo 10 ottobre dovrà rispondere davanti all’ottava sezione del Tribunale di Roma dell’accusa di truffa, peculato, abuso d’ufficio e falsi. I comportamenti illeciti che hanno portato al rinvio a giudizio di Ragosa sono gli stessi rilevati dal pm contabile. In particolare, gli viene contestato di aver fruito delle prestazioni lavorative di 12 agenti del Dap nelle missioni da Roma a Genova «per ragioni falsamente attinenti alla sua tutela», dal momento in cui spesso il generale restava nella Capitale. Quando poi effettivamente si metteva in viaggio verso il capoluogo ligure, usava due auto: una per sé e l'altra «per il trasporto di bagagli, effetti personali e masserizie». Gli agenti del Dap - secondo l’accusa - venivano usati come maggiordomi, per accompagnare la madre del generale a fare delle commissioni o per sorvegliare la sua barca al largo di Genova. Le trasferte duravano fino a 15 giorni e ogni giorno di missione costava caro all’amministrazione in termini di indennità per gli agenti. «Ci sono degli errori macroscopici nelle contestazioni mosse a Ragosa - spiega l’avvocato Gianfranco Passalacqua, che lo difende in sede contabile - sua madre è morta 22 anni fa e lui non risulta in possesso di natanti, se non uno rottamato 15 anni fa. Non c’è stata alcuna forzatura da parte del mio assistito, perché le decisioni sul collocamento delle scorte a lui destinate venivano prese da altri dirigenti ministeriali». «È assurdo - fa eco l’avvocato penalista Marco Franco - che un uomo che ha messo lo Stato al centro della sua vita, subendo minacce di morte anche da Totò Riina, sia ora messo alla gogna per aver usato più uomini e macchine di scorta per proteggere la sua incolumità».
La scorta per trasportare mobili e parenti
La Corte dei conti «stanga» il generale Enrico Ragosa: deve risarcire 390 mila euro
