Politica

E il premier in difficoltà allunga la lista delle promesse

Matteo inaugura Porta a Porta: «Giù le tasse sul lavoro»

Una riduzione delle tasse sul lavoro nella legge di Stabilità. È l’ultima promessa fatta dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nel corso della puntata inaugurale della nuova stagione di Porta a Porta. Il premier, intervistato in uno dei momenti più delicati per il suo esecutivo, ha ammesso le difficoltà sul fronte dei conti pubblici: «I dati non sono entusiasmanti - ha spiegato - nel 2014 il Pil si aggirerà intorno allo zero. Non è sufficiente per rilanciare la crescita, ma almeno abbiamo arrestato la caduta». Al tempo stesso, però, ha garantito una serie di provvedimenti che dovrebbero dare fiato alle casse degli italiani. Con quali soldi, al momento non è dato di sapere. Anche perché i 20 miliardi che dovrebbero essere trovati per la legge di stabilità («17 dai tagli alla spesa e 3 dalla lotta all’evasione fiscali») sarebbero praticamente già tutti impegnati per garantire il mantenimento del bonus degli 80 euro («ma non credo riusciremo ad allargarne la platea») e per evitare il taglio delle agevolazioni fiscali. A proposito di spending review, Renzi ha poi confermato che Carlo Cottarelli lascerà il suo incarico di commissario dopo la legge di stabilità per tornare al Fondo Monetario Internazionale, sebbene abbia parlato di «una richiesta fattaci da Cottarelli tre mesi fa, anche per motivi personali». In ogni caso, un appuntamento cruciale sarà quello in calendario oggi, quando Renzi incontrerà i titolari dei vari ministeri di spesa per attendere proposte su quei tagli «che in ogni caso non saranno lineari». Le promesse, si diceva. Il premier ha garantito che le pensioni sui 2-3mila euro «non saranno toccate», ha paventato un limite da imporre ai Comuni sulle aliquote della Tasi, ha ipotizzato un taglio delle municipalizzate «da ottomila a mille» e ha spiegato che «i soldi per sbloccare gli stipendi degli agenti si possono trovare, ma il comportamente dei sindacati - minacciare uno sciopero illegale - è stato assurdo». Non è stato l’unico accenno polemico. Il premier si è scagliato soprattutto contro l’Associazione Nazionale Magistrati, rea di aver contestato le prime ipotesi di riforma della giustizia: «L’Anm protesta? Brrrr, che paura... Hanno protestato per il taglio degli stipendi e ora protestano per il taglio delle ferie...». Probabile che il premier avesse anche il dente avvelenato per l’inchiesta che ha coinvolto Richetti e Bonaccini, i due candidati alle primarie per l’Emilia Romagna, che ha messo in grande imbarazzo il partito. Sull’argomento, però, Matteo se l’è cavata augurando «buon lavoro» ai giornalisti.

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